Badanti: obbligo Green pass impossibile da applicare, ecco perché, la storia di Irina ed Elena

Sulle badanti forse il governo poteva pensarci prima ad evitare il paradosso dei paradossi, cioè della badante senza stipendio perché senza Green pass ma che deve restare a casa dell’anziano e ricevere pure vitto e alloggio.
green pass badante

Forse il caso delle badanti è quello che più mette in luce il fatto che il governo nell’imporre il Green pass obbligatorio dal 15 ottobre, non ha calcolato bene le cose. E la storia di Irina ed Elena (due nomi di fantasia) come vedremo dopo mette in evidenza tutte le contraddizioni di un decreto quanto meno superficiale.

Una cosa è imporlo in una azienda, dove al tornello si possono controllare tutti i lavoratori (e tra l’altro viene imposto il controllo a campione del 20% soltanto dei lavoratori ogni giorno). Una cosa è farlo in settori dove questi controlli non sono semplici da fare.

Ed uno di questi è proprio il settore domestico, con le badanti. E poi ci sono le tante, troppe problematiche relative alla particolare tipologia di lavoro svolto dalle badanti e di contrattualizzazione  delle stesse.

Insomma, un arcano che si materializza in pieno a meno di 48 ore dall’entrata in vigore dell’obbligo del Green pass.

Badanti e controlli del Green pass, problema numero uno

Queste lavoratrici non sono obbligate al vaccino ma solo al Green pass, e potrebbero benissimo andare avanti a tamponi. Ma il Green pass da tampone ha scadenza limitata, da 48 o massimo 72 ore.

Chi dovrebbe controllare la badante, lo stesso anziano che magari è un non autosufficiente che ha pure i figli lontano da casa? E ancora, possibile che il governo non abbia considerato che non tutti gli anziani hanno smartphone o praticità con lo smartphone e con la Applicazione “Verifica C19” utile a controllare un giorno si ed uno no che la propria badante abbia il Green pass in regola?

Domande lecite queste, perché dal 15 ottobre si rischia il caos in diversi settori lavorativi ed anche in quello domestico.

Lavoratrice sospesa senza stipendio, assente ingiustificata dal posto di lavoro, ma a tavola con l’anziano

E poi, l’assurdo dell’assurdo, il fatto che la badante senza Green pass può essere non accettata al lavoro, spedita a casa senza stipendio fino a Green pass ottenuto. Ammesso che, per quanto detto prima, l’anziano riesca a controllare che la badante è priva di Green pass, può non accettare la lavoratrice che verrebbe considerata assente ingiustificata e lasciata senza stipendio. Ma non messa alla porta, perché nel contratto spesso c’è il regime di convivenza. La badante in pratica, vive con il datore di lavoro che è allo stesso tempo pure l’anziano da assistere.

Nel contratto c’è pure il vitto e l’alloggio, cose che non possono essere negate come può essere lo stipendio del giorno di assenza come specifica il decreto del governo. Quindi, la badante per così dire sospesa (ma usare la parola sospesa non è giusto dal momento che sempre nel decreto c’è scritto che il lavoratore non subisce sanzioni per assenza del Green pass), resta senza stipendio, ma con vitto e alloggio inviolabili. In pratica, resta nella stessa casa dove non può lavorare, e magari mangia alla stessa tavola con l’anziano che non può assistere.

Cosa rischia di accadere il 15 ottobre

Un esempio chiarirà meglio il tutto. Siamo a venerdì 15 ottobre. Irina (nome di fantasia ma molto comune per le badanti spesso dell’Est Europa), ha ricevuto in Patria il vaccino Sputnik (o magari non vuole vaccinarsi e nemmeno tamponarsi a sue spese), che non da diritto al Green pass in Italia non essendo riconosciuto il vaccino russo. Non ha il Green pass ed il 15 mattina, l’anziano tecnologicamente preparato, controlla il tutto e lo scopre.

Irina non può prendere servizio, perché sia il datore di lavoro che la badante possono essere assoggettate a sanzioni se qualcuno (ma chi potrà mai andare in una casa privata a controllare se la lavoratrice ha il Green pass e se il datore di lavoro ha controllato) lo scopre.

L’anziano decide di lasciare senza stipendio la badante, sostituendola con un’altra con il Green pass, cioè con Elena (altro nome di fantasia). Da mettere sotto contratto nell’immediato, perché altrimenti si autorizza il lavoro nero, altra cosa che questa legislatura di governo da tempo persegue (vi ricordate il decreto sulla regolarizzazione dei migranti del Ministro Bellanova?).

Elena diventa così la nuova badante, fino a quando Irina non decide di munirsi di Green pass, magari facendosi un tampone ed arrivando di fatto a pretendere di tornare in servizio. In quel caso Elena verrebbe allontanata e richiamata magari dopo due giorni quando Irina si trova con il Green pass scaduto per via del tampone da rifare.

E nel frattempo, già dal 15 ottobre l’anziano si troverebbe con Elena a svolgere il ruolo e le mansioni della badante, e con Irina, sospesa ma in casa perché ha il vitto e l’alloggio. E nemmeno si può licenziare su due piedi questa Irina.

Perché serve il preavviso, tra i 15 ed i 30 giorni in base all’anzianità di servizio. Un vero Guazzabuglio quello creato dal governo. Un rebus che andava risolto prima, ma evidentemente la smania di costringere chiunque abbia un lavoro a vaccinarsi, l’ha fatta da padrona.

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