Fondo perduto Partite Iva: ecco perché sono insufficienti, gli esempi pratici e i pareri

Molti commercianti, imprenditori e lavoratori autonomi riceveranno aiuti che sono esigui rispetto alle perdite avute
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Il decreto Sostegno ha effettivamente prodotto ciò che era nell’aria da giorni, cioè un contributo a fondo perduto per imprese e lavoratori autonomi. Sostegno, come è stato ribattezzato il primo decreto emergenziale del governo Draghi significa proprio dare una mano a lavoratori che hanno subito la grave crisi economica per via del Covid.

Ma sono sufficienti questi aiuti? La domanda è lecita dal momento che sono state diramate le istruzioni e che anche le modalità di calcolo dell’importo spettante sono state pubblicate.

Le critiche sulle modalità di calcolo del contributo a fondo perduto

Il decreto Sostegno ha introdotto il contributo  a fondo perduto per le imprese e le partite Iva in genere. Si tratta di un aiuto economico una tantum. Lo stesso contributo introdotto con il decreto Rilancio del governo Conte, a cui il nuovo contributo si interfaccia come struttura, anche se più largo e con importi più elevati. Ristori, sostegni, aiuti, si possono chiamare in qualsiasi modo, come è stato fatto in questi mesi di crisi, ma si tratta sempre di soldi che servono ai lavoratori per poter superare, almeno stando a ciò che dicono i legislatori, la crisi economica di questa pandemia.

Sulle modalità di calcolo del contributo spettante le critiche sono già tante perché quasi nessuno reputa sufficiente l’intervento. Si da sostegno in percentuale a lavoratori autonomi e imprese con un fatturato annuo del 2019, non superiore a 10 milioni di euro. La percentuale sulle perdite è calcolata sul fatturato 2020 rispetto al fatturato 2019.

Parliamo di perdite annuali quindi, ma con il contributo a fondo perduto commisurato ad un mese di perdita e in percentuale a scalare in base al reddito.

Nello specifico infatti si va dal 20% per le attività con fatturati elevati al 60% per le attività con fatturati fino a 100.000 euro nel 2019.

Il 60% delle perdite medie avute nei 12 mesi del 2020 rispetto ai 12 mesi del 2019, quelli antecedenti la sopraggiunta pandemia.

Questo significa che ad una azienda che ha perduto 50.000 euro di fatturato (azienda sotto i 100mila euro di fatturato 2019) nell’intero anno 2020 rispetto al 2019, non riceverà 30.000 euro di aiuto. Il 60% di 50.000 euro infatti è 30.000 euro.

La perdita di 50.000 euro viene spalmata su 12 mesi, cioè 4,166 euro circa al mese di calo di fatturato. Ed è su questa perdita mensile che verrà erogato il benefit. In pratica a fronte di un calo di 50.000 euro, al beneficiario di questo fondo perduto che viene pubblicizzato come sostegno, arriveranno 2.500 euro circa.

Esempi di contributo a fondo perduto

Non sarà stato accompagnato dall’enfasi con cui il precedente governo era solito lanciare i decreti (montagna di soldi, bazooka dell’economia, montagna di liquidità), ma a prescindere dal metodo, anche il governo Draghi sul contributo a fondo perduto non lesina paroloni che nella realtà le Partite Iva stenteranno a capire.

Se nell’esempio di prima nonostante quella attività abbia perduto in un anno il 50% del fatturato, il governo ha deciso di dare ossigeno solo per il 5% (2.500 euro a fronte di una perdita di 50.000 euro su 100.000 di fatturato), più sale il fatturato di una azienda peggio va.

Per esempio, un commerciante con fatturato di 300.000 euro nel 2019, sceso, tra chiusure e crisi a 100.000 euro, ha perso in tutto 200.000 euro. Una cifra che metterebbe in ginocchio chiunque. Ma per il meccanismo introdotto equivale a poco più di 16.500 euro al mese di perdita di fatturato, tanto è vero saranno poco più di 8.000 euro gli aiuti concessi.

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