Green pass scuola: obbligo esteso a tutti, genitori compresi

Ed alla fine il Green pass per le scuole è diventato l’unico veicolo di accesso agli edifici dei vari istituti scolastici, ecco le nuove, discutibili regole.
Green Pass scuola obbligatorio: controllo e sanzioni

Senza limiti di età, dalle scuole primarie alle università, le nuove regole sul Green pass hanno impatto pesante sulle scuole. Naturalmente con il carico di contraddizioni e stranezze che qualsiasi cosa a livello normativo questo nostro governo produce in materia Covid e regole ad esso collegate, anche queste del Green pass faranno molto discutere.

L’estensione generalizzata in ambito scolastico dell’utilizzo del Green pass riguarda sia i lavoratori interni della scuola che quelli esterni e perfino i genitori. In pratica, escludendo i piccoli alunni, all’interno degli istituti è severamente vietato l’ingresso senza Green pass.

Per le scuole primarie anche i genitori dovranno pagare dazio

No vax, o semplicemente, tentennanti e dubbiosi in materia di vaccinazioni, o ancora, impauriti dalle tante notizie, molte false ma alcune assolutamente vere, sulla pericolosità dei vaccini adesso dovranno fare i conti con le nuove regole del Green pass in ambito scuola. E sono regole ferree, perché se da un lato è ormai appurato che insegnanti, collaboratori scolastici ed amministrativi, devono necessariamente essere muniti della certificazione verde, adesso la devono avere pure i lavoratori esterni alla scuola, quelli per esempio che si occupano di mensa, oppure quelli addetti alle pulizie.

Negli istituti, al coperto, non potranno accedere nemmeno i genitori senza Green pass. Il problema, soprattutto coi bambini piccoli non è marginale. Immaginate il caso di un bambino che ha dimenticato un quaderno a casa. Un genitore senza Green pass non potrà entrare nell’Istituto frequentato dal figlio.

E nemmeno a ritirare il bambino, prima dell’orario di uscita, magari per varie ed eventuali necessità familiari. O lo accompagnano all’aperto i collaboratori scolastici o divieto assoluto di ingresso.

Le contraddizioni del provvedimento sono sempre le stesse in materia del Green pass

Per carità, la scuola è un ambiente tipicamente esposto agli assembramenti. Per questo si da peso al Green pass in ambito scolastico, vietando di fatto a chiunque sia sprovvisto del lasciapassare, l’accesso all’istituto.

Nemmeno ai consigli di classe o agli incontri scuola-famiglie un genitore senza Green pass potrà avere accesso.

La spinta propedeutica verso le vaccinazioni è quella che secondo molti spinge il governo ad adottare questi provvedimenti. E come si sa, visto il ruolo importante della scuola per la vita di tutti i giorni, evidentemente il governo conta di spronare gli ultimi genitori rimasti senza vaccino, ad adoperarsi, per evitare di dover fare un tampone ogni 48 ore, che può servire per partecipare ad una calendarizzata riunione a scuola, ma che in casi di emergenza come l’uscita anticipata di un figlio da scuola, a dire il vero serve a poco.

Fa specie che proprio nel mondo della scuola, dove si insegnano giustamente valori quali sono il contrasto alle discriminazioni e al razzismo, si finisca con applicare quelle che a tutti gli effetti sono discriminazioni importanti.

In un Paese, l’Italia, in prima linea con l’integrazione, la questione Covid con Green pass obbligatorio è sempre argomento di discussione. I radicali del “no Green pass” non si danno pace, come confermano commenti e post sui social. Ma come, giustamente si da la libertà di culto, si fanno aprire in Italia le moschee, si predica di integrazione razziale, si spinge verso l’accettazione del diverso, qualsiasi esso sia, e non si trova la soluzione che permetta a chi il vaccino no vuole farlo, di avere una vita sociale normale?

Alzi la mano chi non la pensa così, anche tra i vaccinati. Perché di fatto, impedire l’accesso a scuola, soprattutto nei confronti dei bambini che vedranno il genitore del compagno di classe entrare nell’istituto e suo padre o sua madre no, sa di razzismo.

Tutto questo perché non si da importanza e maggiore utilizzo ai tamponi come alternativa al vaccino. Il vaccino è gratis, i tamponi sono a pagamento. Ma il vaccino non è obbligatorio, e non lo sarà fino al 2023, quando finirà la sua fase sperimentale. Con il tampone negativo si è sicuri di essere negativi al Covid, con il vaccino no, perché si può comunque trasmettere.

Poi, che il vaccino funga da protezione, permettendo a chi lo ha fatto di, in caso di contagio, subire una malattia lieve e non pericolosa, è un vantaggio per lui, ma il non vaccinato non è pericoloso se non per la sua stesa incolumità.

📰 Segui Pensioni&Fisco su Google News, selezionaci tra i preferiti cliccando in alto la stellina
Total
0
Shares
Potrebbe interessarti: