Inflazione e statistiche, la nuova ‘lotta di classe’

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La timida crescita del Pil al 2,7% che l’Istat ci ha comunicato con i preliminari del secondo trimestre, e l’Ocse che ci ha promosso seconda economia in crescita per lo stesso periodo, dovrebbe non destare preoccupazioni né allarmismo. L’inflazione in leggera crescita, si sa, è necessaria per l’economia, i maggiori valori sono sintomo di benessere.


E non potrebbe essere altrimenti a livello statistico.
Ma “da li conti che se fanno seconno le statistiche d’adesso risurta che te tocca un pollo all’anno: e, se nun entra nelle spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perch’è c’è un antro che ne magna due” (da “La Statistica”, poesia di Trilussa).


Questo vuol dire che in un Paese sotto pandemia e relative conseguenze economiche, la poesia di Trilussa ha un valore. Per la pandemia sono maggiori le differenze tra i “garantiti” (stipendi pubblici o di grandi aziende non penalizzate dalla pandemia) e i cosiddetti autonomi e professionisti… che pagano le tasse per gli stipendi dei “garantiti”.

Questi ultimi hanno continuato un trend di vita come prima e anche di più, mentre gli altri hanno calato il loro trend, facendo statisticamente compensare questo calo con l’aumento dei “garantiti”. Questa è la fotografia delle varie tipologie del commercio e delle categorie professionali. E quando il Fisco verrà a batter cassa dopo le varie sospensioni per il COVID, la situazione esploderà: dagli affitti ai privati alle tasse all’Amministrazione.  Già ora, comunque, è in atto una “lotta di classe” tra i “garantiti” e gli altri, in cui sembra che lo Stato sia assente e che si limiti a tranquillizzarci con le statistiche.

Vincenzo Donvito, Aduc

COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

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