Lavoro turismo e ristorazione: non si trovano stagionali, colpa del RDC o del basso stipendio?

Perché ristoranti, alberghi e strutture ricettive hanno difficoltà a trovare addetti, le due correnti di pensiero.
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L’Italia sta lentamente riaprendo e tra un coprifuoco posticipato adesso, ma da eliminare per l’estate e il riavvio delle attività ricettive e legate al turismo, alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari e villaggi sono alla ricerca di lavoratori.

Sono i cosiddetti stagionali, quelli che comunemente lavorano durante l’estate in queste strutture. Ma dalle segnalazioni che arrivano da tutta Italia, sembra che non si trovino addetti. Ma come, con la crisi che c’è, con la disoccupazione crescente, perché nessuno vuole lavorare nelle strutture turistiche e ricettive?

C’è chi vede dietro questa carenza di manodopera il fatto che da anni gli interventi del governo sono indirizzati verso l’assistenzialismo. In altri termini, sotto accusa finiscono misure come il Reddito di cittadinanza, che offre soldi senza dover lavorare. Ma c’è anche chi sostiene che alla base di questa carenza di personale ci sia sostanzialmente la pochezza degli stipendi che vengono pagati agli addetti del settore.

Stipendio troppo basso, ecco spiegata la carenza di personale

Tra stipendio basso e condizioni di lavoro peggiorative, ecco spiegati i motivi per cui pochi intendono lavorare nel settore alberghiero e turistico in vista della prossima estate. Questo è ciò che arriva dalle dichiarazioni dei sindacati CGIL e Filcams dell’Emilia Romagna come riportato da diversi media locali.

Anche se la situazione col Covid sembra migliorare, il settore alberghiero e ricettivo in genere, è uno di quelli che più ha pagato dazio dalle chiusure e dalle misure limitative imposte dalla pandemia.

Se sugli stipendi bassi la polemica non è una novità, ciò che peggiora è la situazione lavorativa. Il fatto che gli imprenditori del settore si lamentano della crisi, anticipa il fatto che si prenderanno meno addetti e che questi saranno costretti a lavorare per più ore, in un settore dove tra pranzi, cene e colazioni, le ore di servizio in cucina come in sala, sono già tante.

E lo stipendio spesso non è in linea con la mole di lavoro svolta. E ad abbassare lo stipendio anche la concorrenza dei lavoratori esteri, che spesso si accontentano di stipendi più bassi anche perché non hanno tutta la tassazione a cui sono assoggettati i lavoratori italiani o perché nel loro Paese di provenienza l’euro vale più che da noi.

E adesso che i movimenti da e per l’Italia, anche se sono previste le riaperture, non sono fluidi come sempre, la carenza di manodopera estera spinge gli imprenditori a cercare l’italiano che lavora. Ma per essere appetibile l’offerta deve partire da uno stipendio adeguato.

Cosa hanno detto i sindacati Emiliani

“Anche quest’anno, puntuale come ogni inizio estate, scatta la solita polemica sulle lavoratrici e sui lavoratori stagionali. Associazioni datoriali, imprese del turismo e qualche politico, lamentano la difficoltà nel reperire personale per la stagione estiva. Sostenere, ad esempio, che reddito di cittadinanza e bonus erogati agli stagionali in questi 15 mesi di emergenza pandemica disincentivino i giovani ad accettare proposte di lavoro nel turismo è una narrazione falsa e lontana dalla realtà”, questo ciò che riporta una nota di Cgil e Filcams.

Nella nota si fa riferimento nello specifico a quello che sembra accadere in Emilia Romagna, ma sicuramente è uno spaccato che riguarda tutte le località balneari e turistiche dello Stivale.

“Se davvero in questa regione mancano dai 5mila ai 7mila addetti nelle strutture turistiche, ed è difficile individuarli, le cause vanno piuttosto ricercate in quello che da tempo come organizzazione sindacale denunciamo e cerchiamo di contrastare: la diffusa irregolarità nel settore, il diffondersi del sistema di applicazione di contratti pirata, un’elevata precarizzazione del lavoro, il ricorso al lavoro in appalto con l’utilizzo di personale non assunto direttamente dall’impresa ma fornito da terzi ed ulteriormente sottopagato, pratica questa che sconfina nell’illegalità, hanno portato ad un progressivo impoverimento del lavoro che inevitabilmente rende meno interessanti le opportunità occupazionali che un settore importante come il turismo invece potrebbe offrire”, questi gli altri motivi che producono la carenza di personale secondo i sindacalisti che hanno redatto la nota.

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