Naspi e lavoro ad ore: quante ne servono per la disoccupazione e quanto si prende

La Naspi per chi lavora ad ore è una specie di rebus, ecco una guida per risolvere il problema.
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Giornate lavorative effettuate nei 12 mesi che precedono la perdita del lavoro e periodi di lavoro nel quadriennio precedente tale data. Sono questi i due requisiti fondamentali della Naspi.

Naspi è acronimo di Nuova assicurazione sociale per l’impiego e si tratta del sussidio per disoccupati che eroga l’Inps a chi perde involontariamente il proprio lavoro. Anche questo è un requisito da centrare, perché la perdita del lavoro non deve nascere dalla volontà del lavoratore.

Senza completare i necessari giorni di lavoro nei 12 mesi che precedono la perdita del lavoro o senza completare il minimo richiesto nei 4 anni precedenti, la Naspi non può essere richiesta e percepita.

A dire il vero, in maniera assolutamente straordinaria e per via dell’emergenza Covid, il governo nel decreto Sostegno ha eliminato il requisito delle 30 giornate di lavoro, almeno adesso che anche a livello occupazionale l’emergenza Covid si fa sentire pesantemente.

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Senza considerare questa deroga del tutto emergenziale, resta il fatto che le 30 giornate di lavoro restano requisito fondamentale e devono necessariamente essere completate per percepire la Naspi. E per chi è assunto ad ore, la situazione deve essere approfondita al fine di verificare il reale possesso dei 30 giorni di effettivo lavoro utile alla Naspi.

La naspi ai tempi del Covid

Mai come in questo momento la Naspi può essere una soluzione che consente a qualche lavoratore di recuperare un po’ di reddito che la grave crisi economica ha tagliato. Anche se continua a vigere il divieto di licenziamento per i datori di lavoro, altro fattore determinante in materia di Naspi, l’ammortizzatore sociale può tornare utile.

La Naspi è una somma corrisposta dall’Inps al lavoratore che perde involontariamente il proprio lavoro, vuoi per licenziamento, oppure per scadenza di un contratto a termine o ancora, per dimissioni per giusta causa.

Servono almeno 13 settimane di contribuzione Inps nei 4 anni precedenti e almeno 30 giorni di lavoro svolti nei 12 mesi che precedono l’inizio della disoccupazione.

Quante ore per una giornata di lavoro?

L’Inps considera una giornata di lavoro piena se di durata è pari ad almeno 6 ore. Per avere diritto alla Naspi, occorrono almeno 180 ore di lavoro svolte su 5 settimane. Questa la regola generale per i lavoratori per i quali è complicato risalire alle effettive giornate di lavoro svolte.

Un tipico esempio di queste difficoltà è quella che si manifesta nel lavoro domestico. Per badanti e colf infatti, è impossibile stabilire quante ore ha dedicato al lavoro. Non esistono cartellini da timbrare o registri dove si annotano le ore di servizio nel settore domestico.

Vista l’impossibilità di riscontrare l’effettiva presenza al lavoro di una badante o di una colf, il requisito delle 30 giornate si ritiene soddisfatto se esistono versamenti contributivi per almeno 5 settimane, ciascuna di esse con 6 giorni lavorativi ciascuna. Per la copertura contributiva di una settimana sono necessarie 24 ore. Per questo per individuare se è soddisfatto il requisito, occorre dividere le ore lavorate nel trimestre (i contributi per la badante sono trimestrali), per 24.

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