Pensione 2022, casi particolari: uscita a 61 anni, a 56 anni o con solo 15 di contributi

Quando non occorre aspettare i 67 anni per la pensione o gli elevati anni di contributi per la stragrande maggioranza delle misure.
pensioni

Per andare in pensione oggi gli italiani devono sostanzialmente fare in conti con due aspetti piuttosto netti. Il primo è l’età pensionabile, fissata a 67 anni per uomini e donne, con 20 anni di contributi ed a volte pure con 15. Il secondo è il numero di anni di contributi necessari. Per la pensione anticipata ne servono quasi 43 per gli uomini (42,10 per l’esattezza), ed un anno in meno per le donne.

Sono invece 41 anni quelli della relativa quota per i precoci. E poi, 35 per opzione donna, 36 o 30 per l’Ape sociale, 35 per gli usuranti e 35 sia per la vecchia quota 100 che per la nuova quota 102.

Tutte misure che da un lato anticipano di diversi anni l’età di uscita rispetto ai 67 anni, ma dall’altro prevedono numerosi anni in più di contribuzione rispetto ai 20 che sono la soglia delle pensioni di vecchiaia ordinarie.

Esistono misure però che consentono di dribblare sia il primo requisito dell’età pensionabile che quello delle elevate carriere contributive. Vediamo quali sono queste misure e cosa fare per fruirne.

Pensioni per chi ha una invalidità pensionabile piuttosto grave

Con una invalidità pensionabile pari ad almeno l’80% possono uscire dal lavoro ed accedere alla pensione gli uomini con 61 anni di età e le donne con 56 anni di età. E bastano solo 20 anni di contributi versati. Come è evidente, una misura che consente di lasciare il lavoro 5 anni prima (al netto della finestra di 12 mesi prevista dalla misura) per gli uomini rispetto alla pensione di vecchiaia ordinaria a 67 anni.

E ben 10 anni prima, sempre al netto della finestra di 12 mesi che sposta la decorrenza rispetto alla data di maturazione dei requisiti, per le donne. E sempre con la stessa età contributiva delle pensioni di vecchiaia, cioè 20 anni.

Pensione di vecchiaia per invalidi e paragone con le altre misure di pensione anticipata vigenti

Vantaggio notevole anche rispetto alla quota 102, che permette uscite a 64 anni di età con 38 di contributi. Sono due anni e 3 mesi prima per gli uomini (la quota 102 prevede una finestra di 3 mesi per i lavoratori del settore privato), e 7 anni e 3 mesi prima per le donne. Ma sono ben 18 anni in meno quelli di contribuzione necessari tra la quota 102 e la pensione di vecchiaia anticipata per invalidi.

Un vantaggio non indifferente anche se si considera Opzione donna. Con questa misura è consentito il pensionamento con calcolo contributivo della pensione, a partire dai 58 anni per le lavoratrici dipendenti e dai 59 anni per le autonome. Con la pensione anticipata per invalidità pensionabile minima all’80% invece si esce a 56 anni. Stessa finestra di 12 mesi (anzi, per opzione donna sono 18 mesi di finestra per le autonome, che però non hanno diritto alla pensione di vecchiaia anticipata per invalidi), ma i contributi di Opzione donna sono pari a 35 anni, quelli della nostra misura 20. Non meno importanti le differenze rispetto all’Ape sociale (che però concede l’uscita con invalidità civile a partire dal 75%), con le sue uscite con 63+30 o 63+36 come combinazioni utili.

L’invalidità pensionabile

Per accedere a questa misura non basta l’invalidità civile certificata dalla competente commissione medica delle Asl. Serve l’invalidità pensionabile,  certificata dalle altrettanto competenti commissioni mediche, ma dell’Inps. L’Istituto valutando mansioni e attitudini del diretto interessato, stabilisce il grado di invalidità civile utile alla fruizione di questa misura.

Viene valutata quindi valutata  la riduzione della capacità lavorativa dell’interessato, in base alle sue mansioni  ed alle sue attitudini.

La pensione di vecchiaia anticipata per gli invalidi riguarda i lavoratori iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’INPS (AGO) e gli iscritti alle forme di previdenza sostitutive ed inclusive dell’AGO stessa.

Esclusi gli autonomi, cioè gli iscritti alle gestioni speciali proprio dei lavoratori autonomi.

Le pensioni con 15 anni di contributi anche nel 2022, ma davvero per pochi

Che sia la pensione anticipata con invalidità pensionabile o anche la pensione di vecchiaia ordinaria, ci sono ancora in vigore le cosiddette deroghe Amato. Si tratta comunque di misure che pur se attive, per colpa dei loro requisiti particolarmente datati nel tempo, sono fruibili da pochi soggetti. Per completezza di informazione però, non è possibile non parlare di queste deroghe che permettono quiescenze con solo 15 anni di contributi, ma sempre a 67 anni di età.

La prima deroga Amato è appannaggio di chi ha già maturato 15 anni di contributi prima del 1992. Parliamo quindi di versamenti pari a 780 settimane versate prima del 1992.

La seconda deroga riguarda quanti sono stati autorizzati ai versamenti volontari in data antecedente il 25 dicembre 1992. A prescindere dal fatto che il diretto interessato una volta autorizzato al versamento della contribuzione volontaria, abbia provveduto a versare.

Infine la terza deroga Amato, che permette l’uscita, sempre con 15 anni di versamenti come le precedenti due, ma a determinate ulteriori condizioni. Serve infatti che il primo contributo versato sia di 25 anni prima. Serve inoltre che dei 15 anni di contributi versati, non siano compresi i contributi figurativi da disoccupazione e malattia. Ed inoltre serve che 10 anni di lavoro svolti durante la carriera, siano con contribuzione previdenziale versata in misura inferiore alle 52 settimane per anno. E come si evince, 52 settimane in un anno sono i contributi settimanali utili ad un anno pieno di versamenti utili alla pensione.

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