Pensione più bassa causa COVID: da 29 a 99 euro al mese in meno, ecco come rimediare

Ecco come il COVID abbassa l’importo della pensione futura e come fare per rimediare al taglio.
Pensione di vecchiaia

A causa del Covid le pensione sono destinate ad abbassarsi e tanto più si è avanti negli anni tanto più il taglio sulla pensione futura spettante sarà più incisivo.

Per chi ha 30 anni con reddito di 1000 euro netti al mese si prevede un taglio di circa il 3% sulla futura pensione mentre per chi oggi ha 50 anni il taglio sarà più pensante: del 6% per i dipendenti e del 7% per gli autonomi. Ma cosa bisogna fare per evitare un peggioramente dello stile di vita al momento della pensione?

Covid e pensioni

Ma cosa c’entra il Covid con le pensioni? Verrebbe da chiedersi. Nel 2020 abbiamo registrato un crollo del prodotto interno lordo (PIL) proprio a causa della pandemia e questo avrà ripercussioni anche sulle rivalutazioni del contributi previdenziali versati anche nei prossimi anni.

Per chi si pensiona nel 2021 poche le differenze: l’età pensionabile non cambia e rimane fissata a 67 anni per la pensione di vecchiaia e a 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, per gli uomini un anno in più, per la pensione anticipata.

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Ma anche se non è scattato l’aumento dell’età pensionabile scatta, invece, un meccanismo automatico volto a contenere la spesa previdenziale a fronte dell’aumento dell’aspettativa di vita con la revisione biennale dei coefficienti di rivalutazione del montante contributivo.

E proprio dal 1 gennaio 2021 sono scattati i nuovi coefficienti che porteranno le pensioni già liquidate quest’anno ad abbassarsi lievemente.

Quello su cui resta un grosso punto interrogativo, oggi, è quali effetti avranno sull’aspettativa di vita l’aumento della mortalità portato dal COVID; domanda legittima ma che per ora non ha una risposta precisa visto, tra l’altro, che la pandemia non è finita.

In ogni caso l’impatto dei nuovi coefficienti di trasformazione è molto ridotto, lo stesso però non potrà dirsi dell’impatto del PIL che al momento sembra essere stimato con un taglio del 9,9%.

La riforma Dini del 1995 stabilisce, infatti che i montanti contributivi versati vadano rivalutati di anno in anno in base all’andamento del PIL dei 5 anni precedenti. Questo significa, quindi, che se il prodotto interno lordo non cresce le pensioni non salgono e rimangono ferme.

Il PIL del 2020, quindi, influirà non solo sulle rivalutazioni annuali delle pensioni già liquidate, ma anche sulla rivalutazione del montante contributivo di chi in pensione ci deve ancora andare. E influirà non solo per quest’anno ma per i prossimi 5 anni (visto che ci si deve basare sul PIL del quinquennio precedente).

A seconda dei casi il taglio sulla pensione futura può andare dal 2% al 7%, un taglio mensile che tradotto in liquidità va dai 26 ai 99 euro in meno al mese sull’assegno previdenziale.

I meno colpiti dal taglio sono gli attuali 30enni che che subiranno una decurtazione di circa 26 euro mentre i maggiormente colpiti sono gli attuali 50enni che subiranno un taglio sulla pensione spettante di circa 99 euro.

Come rimediare al calo della pensione?

Dallo studio di Progetica, da cui tutta questa previsione è stata tratta, emerge che si può rimediare ai tagli futuri integrando, fin da subito, la propria pensione con contributi da versare in un fondo pensione complementare.

In questo modo si riesce a compensare il taglio della pensione spettante.

Ovviamente l’importo mensile da versare è tanto più alto quanto più è avanzata l’età del lavoratore e si va da un contributo di 8 euro mensili del lavoratore 30enne ai 188 euro mensili necessari al lavoratore sessantenne per compensare il taglio della pensione obbligatoria.

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