Pensioni a rischio: dopo allarme Bankitalia si va verso il tagli di quelle presenti e future?

Pensioni a rischio, per salvare i sistema previdenziale servono tagli sulle pensioni presenti e future.

pensioni in legge di Bilancio

A lanciare l’allarme è Ignazio Visco, governatore di Bankitakia. Non si tratta di una presa di posizione visto che le parole di Visco ricalcano quanto detto prima dell’esplosione del Coronavirus, che comunque porterà il PIL a crollare del 10%.

E per tornare ai livelli pre Covid ci vorranno molti anni. E proprio per questo Visco riassume la situazione “i sistemi a capitalizzazione risentiranno del calo registrato dai rendimenti finanziari (che riduce il valore del montante accumulato) e l’aumento della disoccupazione avrà l’effetto di ridurre i versamenti dei lavoratori ai fondi. Per quanto riguarda i sistemi pubblici a ripartizione, la riduzione degli occupati ridurrà le entrate contributive, e probabilmente aumenterà gli esborsi (chi ha perso il lavoro in questi mesi tenderà, se le regole glielo consentono, a pensionarsi)“.

Rischio pensioni: duplice allarme

Per le pensioni, sia presenti che future, quindi, si presenta un duplice problema: da un lato la disoccupazione (che al momento è anche imbrigliata dal blocco dei licenziamenti) ma dall’altro la spesa delle pensioni che si anno in anno diventa sempre più insostenibile.

La colpa non è di quota 100, come molti vorrebbero far credere, ma la causa va ricercata nel fatto che la spesa previdenziale tende a crescere di anno in anno (anche a causa dell’allungamento della vita media).

Il sistema previdenziale italiano è vicino al collasso perchè mentre nel 1965 il rapporto lavoratori pensionati era 5 a 1, oggi quel rapporto è 1 a 1, per ogni pensionato c’è un solo lavoratore. Ogni lavoratore che versa contributi, quindi, sostiene un pensionato.

Il problema è acuito dal fatto che molti lavoratori prestano attività in forma precaria o discontinua e i contributi versati, di conseguenza non sono abbastanza per sostenere le pensioni presenti, figuriamoci quelle future.

L’INPS paga in pensioni presenti, quindi, più soldi di quanti ne entrano sotto forma di contributi e per questo motivo si sta ricorrendo, ormai da anni, al debito pubblico.

E neanche l’eliminazione della quota 100 porterà alla soluzione del problema. La soluzione sarebbe, secondo le stime, il taglio delle pensioni, ma non solo di quelle future: necessario intervenire anche su quelle già in essere apportando un taglio percentuale almeno sugli assegni più elevati.

Secondo gli esperti previdenziali l’unico modo per rimettere in piedi il sistema previdenziale italiano è quello di erogare pensioni solo con il sistema contributivo, anche per chi ha versato parte dei contributi nel retributivo.

Uno sguardo al passato: l’INPS, prima di incorporare Inpdap ed Enpals aveva i conti in ordine. Ma il fondo lavoratori pubblici, per esempio, ha generato un buco di 30 miliardi di euro fatti sparire nell’incorporazione del fondo nell’INPS nel 2013. Adesso a peggiorare la situazione, però, ci si è messa anche la pandemia e se non si interviene il sistema previdenziale potrebbe giungere a quel dissesto economico che si annuncia da tempo.