Pensioni: ecco le 7 misure per lasciare il lavoro con indennità in attesa della pensione

Lasciare il lavoro senza aver raggiunto il diritto alla pensione è possibile: vediamo 7 misure che accompagnano alla pensione con una indennità.
Pensione

Anche se le strade per accedere alla pensione offerte dalla vigente normativa sono abbastanza numerose, ci sono casi in cui, pur non avendo raggiunto i requisiti necessari c’è necessità di lasciare il posto di lavoro. Come fare, in attesa del compimento dei 67 anni per accedere alla pensione di vecchiaia? Esistono diversi modi che permettono di lasciare il lavoro pur non avendo maturato il diritto alla pensione ed in questo articolo ve ne illustreremo alcuni.

I modi per lasciare il lavoro senza la pensione

In alcuni casi, quindi, seppur senza una pensione vera e propria il lavoratore può lasciare il lavoro in attesa della pensione percependo un’indennità che lo accompagni fino al compimento dei 67 anni.

La prima possibilità, ed anche la pi+ù conosciuta, è rappresentata dall’Ape sociale che, come sappiamo, non è una vera e propria pensione ma una misura che accompagna il lavoratore alla pensione di vecchiaia con 4 anni di anticipo.

L’ape sociale è accessibile al compimento dei 63 anni con 30 anni di contributi per invalidi, caregiver e disoccupati mentre ne richiede 36 anni per i lavoratori gravosi.

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Una possibilità è la Naspi

Anche se non ci si pensa anche la Naspi può essere una indennità che accompagna alla pensione di vecchiaia: corrisposta per un massimo di 24 mesi per un importo pari al 75% della media delle retribuzioni degli ultimi 4 anni, in alcuni casi può rappresentare il traghetto verso la pensione di vecchiaia se il lavoratore accede alla naspi di 2 anni al compimento dei 65 anni o quando gli mancano 24 mesi al requisito contributivo necessario per accedere alla pensione anticipata.

Indennità che non dipendono dal lavoratore

Ci sono anche delle indennità che non dipendono dal lavoratore ma nella quali entra in ballo la volontà del datore di lavoro.

Come ad esempio l’isopensione che permette lo scivolo di 7 anni rispetto alla pensione di vecchiaia o quella anticipata ma solo per i lavoratori di aziende con più di 15 lavoratori che sottoscrivono un accordo con sindacati. Da premettere che l’anticipo è interamente a carico del datore di lavoro che pagherà, per tutto il periodo, sia l’indennità di accompagno alla pensione al lavoratore, che i contributi che avrebbe maturato in costanza di rapporto di lavoro.

Stesso meccanismo anche per contratto di espansion e  per assegno straordinario. Nel caso dell’assegno straordinario l’importo dell’indennità è pari alla pensione che sarebbe spettata se il lavoratore fosse uscito con pensione di vecchiaia o anticipata, mentre con il contratto di espansione si possono collocare a riposo i lavoratori che entro 5 anni raggiungeranno la pensione di vecchiaia o quella anticipata.

E per i commercianti?

Fino ad ora abbiamo parlato di indennità che spettano ai lavoratori dipendenti. Ma ne esiste una che riguarda esclusivamente i commercianti e permette una indennità al compimento dei 62 anni per gli uomini e dei 57 anni per le donne che hanno versato almeno 5 anni nel fondo previdenziale dei commercianti e che hanno chiuso l’attività commerciale. Per il periodo che separa dalla pensione spetterà una indennità pari a circa 515 euro al mese.

Ma c’è anche la RITA

Oltre alle misure sopra descritte c’è anche la pensione con la rendita per chi è titolare di un fondo previdenziale complementare in cui siano stati versati almeno 5 anni di contributi. La RITA consente l’uscita, in presenza di almeno 20 anni di contributi obbligatori versati agli occupati che abbiano almeno 62 anni di età, previa cessazione dell’attività lavorativa, e ai disoccupati da almeno 24 mesi all’età di 57 anni.

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