Reddito di cittadinanza e giochi: Occhio, il Fisco ha accesso ai conti gioco con codice fiscale

Quando si corrono rischi e quali sono, per i percettori del Reddito di Cittadinanza nel momento in cui si gioca a slot, scommesse e lotterie.
conti gioco e GDF

Dalle slot machine di ultima generazione alle scommesse sportive, quando il gioco, anche se estemporaneo può mettere a rischio il reddito di cittadinanza. Questo ciò che andiamo ad approfondire oggi, cioè il rischio che agli organi accertatori della veridicità delle informazioni che danno diritto ad un soggetto di diventare beneficiario del reddito di cittadinanza, balzi agli occhi una eventuale vincita in denaro o giocate e movimenti sospetti sui conti gioco.

Infatti, in base all’articolo n° 24 della legge 88 del 2009, venne istituita “l’Anagrafe dei conti di gioco”. In pratica, andare al bar e giocare alle lotterie on line, alle slot o scommettendo su eventi sportivi, lascia tracce proprio perché spesso occorre essere registrati sulle piattaforme dei concessionari ai quali la legge prima citata impone l’obbligo di comunicare diversi dati del giocatore. E se questi è anche un beneficiario del reddito di cittadinanza (ma il discorso si può estendere a qualsiasi altro sussidio o prestazione per le quali serve l’Isee), i problemi potrebbero diventare seri.

Anagrafe dei conti di gioco, di cosa si tratta

Non bastavano l’anagrafe tributaria, le banche dati di Istituti di credito e Poste Italiane, le banche dati dell’Agenzia del Territorio, perché adesso esiste anche la banca dai dei conti di gioco.

Si chiama Anagrafe dei conti di gioco, ed è uno strumento che può essere utilizzato nei casi in cui per un contribuente scatti un accertamento, tanto fiscale che relativo a fruizioni di sussidi e agevolazioni. I concessionari dei giochi on line, molto diffusi ai giorni nostri (parliamo di quelli che operano regolarmente in Italia e sono registrati al Monopolio), sono tenuti a comunicare all’Anagrafe prima citata due dati fondamentali che sono:

  • i conti di gioco a distanza stipulati dai giocatori con gli estremi dei loro documenti;
  • le ricariche e i prelievi effettuati sui conti.

A molti sarà capitato di registrarsi su una piattaforma di gioco per effettuare una scommessa su una partita di calcio piuttosto che giocare alla slot preferita. Chi lo ha fatto sa benissimo che gli addetti del centro scommesse piuttosto che quelli del corner del Bar sotto casa dove si può giocare anche alle slot, hanno chiesto la carta di identità ed il codice fiscale perché occorreva la registrazione.

E tutti i movimenti che vengono fatti dal momento in cui ci si registra, finiscono nella banca dati con versamenti e vincite. Siamo nell’era del grande fratello fiscale e per questo tutto viene registrato a nome di un contribuente. E tanto i versamenti che i prelievi sono dati che possono influire per esempio, sulla fruizione del reddito di cittadinanza, sull’ammontare dell’assegno di mantenimento da dare all’ex coniuge e così via, fino a problematiche di evasione fiscale.

Infatti il TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), precisamente all’articolo n° 69 prevede che devono essere considerati redditi diversi e quindi vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi anche le vincite alla lotteria, ai giochi e ai concorsi a premio.  E viene evidenziato nel TUIR che queste vincite sono redditi per il loro ammontare complessivo, senza alcuna deduzione. Solo se le vincite sono assoggettate a ritenuta alla fonte (ed è la stragrande maggioranza dei giochi legalmente gestiti dal Monopolio di Stato, come per esempio i famosi gratta e vinci sui premi sopra i 500 euro), esse non vanno inserite nella dichiarazione Irpef.

Cosa si rischia a giocare, sia che si perda e sia che si vinca

Come dimostrato dalle ultime novità in materia di controllo dei contribuenti, sotto l’occhio attento di chi è addetto al controllo, ricadono i redditi prodotti, gli utili conseguiti, i patrimoni e persino le spese sostenute che se non coincidono tra loro come tenore di vita, possono dare luogo a controlli fiscali e a ipotetici problemi di evasione e riciclaggio.

Anche sui giochi il meccanismo è lo stesso e se come abbiamo visto, dal punto di vista fiscale tutto dipende da ritenute alla fonte o no, per il reddito di cittadinanza ciò che conta è il reddito familiare. In base alla normativa, tale reddito per esempio, non deve essere superiore a 6.000 euro. Le vincite al gioco concorrono alla formazione del reddito familiare, poiché nell’Isee devono essere annotate come “Redditi assoggettati a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo di imposta”.

In altri termini, vincere al gioco potrebbe far superare il tetto di reddito familiare utile al reddito di cittadinanza. Ma allo stesso modo, anche le perdite potrebbero far scattare controlli, che in questo caso andrebbero fuori dallo stretto perimetro del solo reddito di cittadinanza. Infatti richiedere un sussidio e poi spendere molti soldi al gioco, potrebbe far scattare il controllo sulla provenienza dei soldi.

Senza considerare poi il fatto che da segnalazioni che ci sono arrivate in redazione, molti conti di gioco annotano tra i movimenti anche le vincite in corso di gioco. Infatti, soprattutto con le slot e i giochi a video molto diffusi in Italia, capita di inserire 2 euro nella “macchinetta” e giocarci per ore. In pratica una giocata di pochi euro può determinare un giro di giocate di diverse centinaia di euro, salvo poi perdere tutto durante il periodo di gioco e non vincere nulla. La perdita effettiva in questo caso sarebbe di soli 2 euro, ma la mole di gioco effettuata andrebbe oltre, arrivando a superare le centinaia di euro.

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