Reddito di cittadinanza: lavorare senza perdere il sussidio

È possibile lavorare senza rischiare di perdere il siddidio?
reddito di cittadinanza

In una fase storica in cui le divisioni sociali sono esplose con forza tra non vaccinati e vaccinati, anche sul tema del reddito di cittadinanza se ne sono dette tante.

Soprattutto sui beneficiari. Anche sul sussidio infatti, di può dire che ha generato divisioni sociali. Stavolta tra beneficiari e presunti lavativi, e non beneficiari e virtuosi lavoratori.

Una verità sul reddito di cittadinanza che forse pochi dicono

Divisioni sociali dicevamo, anche sul reddito di cittadinanza. I beneficiari accusati di essere lavativi, di disprezzare il lavoro. E così le aziende che non trovano lavoratori, accusano la misura di essere un deterrente al lavoro stesso.

Ma parliamoci chiaro, tralasciando le famiglie con figli, magari piccoli, i soldi che vengono dati ad un singolo beneficiario, come integrazione del reddito, possono salire a massimo 500 euro. 750 euro infatti li percepiscono i singoli con casa in affitto.

Non si tratta certo di una cifra da capogiro, sicuramente anche insufficiente per vivere.

E qui che si manifestano altri lati, per così dire, discutibili della misura.

Il fatto che alla luce di queste cifre piuttosto irrisorie che vengono erogate ai beneficiari, questi sono costretti a lavorare. E lo fanno in nero, per continuare a percepire comunque il sussidio.

La struttura del reddito di cittadinanza è discutibile

Trovare un lavoretto in nero che integri il reddito di cittadinanza che a sua volta integra il reddito posseduto due anni prima dal beneficiario del sussidio. Ed il paradosso del reddito di cittadinanza è servito. Si, perché l’Isee necessario per beneficiare del sussidio è di due anni più vecchio della reale situazione reddito-patrimoniale del beneficiario.

E poi, trovare un lavoro, magari saltuario, finisce con l’incidere sul reddito di cittadinanza futuro da percepire.

Proprio per via dell’integrazione reddituale di cui consta il sussidio, ciò che fa reddito e quindi Isee, viene tolto dalle future ricariche.

Una situazione che definire strana è davvero un eufemismo.

Chi rischierebbe di perdere il sussidio per un lavoro temporaneo, che tra l’altro, una volta perduto fa prendere un sussidio più basso? E non dite che un albergo in estate non trova dipendenti per colpa del reddito di cittadinanza, o almeno non dite che è colpa del fatto che nessuno voglia lavorare.

Come dicevamo, è la struttura del sussidio ad essere discutibile. Collegata come è, quasi esclusivamente all’Isee, va detto che i redditi da lavoro, anche se per pochi mesi, possono incidere sull’Isee a tal punto da ridurre il sussidio.

Per esempio, chi ha lavorato 3 mesi lo scorso anno, magari con un lavoretto da 400 euro al mese, si troverà ad avere un reddito nel nuovo Isee, pari a 1.200 euro. E in teoria con il rinnovo dell’Isee questo reddito andrà ad influire, non sul diritto al reddito di cittadinanza, perché si tratta di pochi euro, ma sull’importo.

Non è misura esclusiva per disoccupati

Anche chi lavora può percepire il reddito di cittadinanza, naturalmente a parità di altre condizioni, in misura inferiore a chi non lavora. Infatti il sussidio non riguarda solo i non occupati. Per forza di cose, lavori saltuari che servono per rendere dignitosa la vita dei beneficiari del sussidio, che come detto magari arrivano a prendere solo 500 euro al mese di sussidio, possono addirittura essere controproducenti dal punto di vista del sussidio stesso.

Certo, si può sempre ricorrere all’Isee corrente, che lo rende più vicino alla reale situazione del richiedente il sussidio (il lavoro saltuario dell’esempio precedente era dello scorso anno). Ma l’Isee corrente ha scadenza diversa da quello ordinario, e quindi occorre prestare attenzione al fatto che scaduto l’Isee ordinario la misura torna ad essere erogata in collegamento con l’Isee ordinario.

In pratica, sembra quasi che il legislatore con questa misura ha stabilito che per un singolo 500 euro al mese possono bastare, e se si lavora, ciò che si guadagna viene detratto dal sussidio dei periodi successivi.

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