Riforma pensioni senza cambiamenti: prospettive 2022 con quota 87 e rafforzamenti

pensione di vecchiaia anticipata

Ormai è quasi certo che della prossima riforma pensioni si parlerà in autunno e sarà inserita all’interno della legge di Bilancio 2022. Ma vista la prossima scadenza della quota 100 e vista anche la situazione di grande precarietà lavorativa dal prossimo giugno (con la scadenza delle stop ai licenziamenti) val la pena parlare oggi di quello che potrebbe accadere nel 2022, anche senza l’introduzione di una nuova misura.

Riforma pensioni senza grossi cambiamenti

Quello che deve essere assicurato ai lavoratori italiani è una sorta di sicurezza, una garanzia almeno per 10 anni che non si saranno scossoni nei pensionamenti con regole certe e senza ulteriori interventi normativi che le sconvolgano di anno in anno.

I lavoratori vivono in una perenne incertezza che quello che oggi è valido domani non lo sarà più e proprio per questo tendono ad avere fretta ad uscire dal mondo del lavoro, prima che un intervento normativo sconvolga la possibilità di pensionamento raggiunta.

Nella prossima legge di Bilancio, in ogni caso, si dovrà tenere conto anche della ristrutturazione post COVID 19 e si dovrà cercare di garantire anche ai giovani, quelli che ricadono interamente nel sistema contributivo, le stesse regole di pensionamento che riguardano chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, compresa l’integrazione al trattamento minimo per evitare pensione al di sotto della soglia dei 500 euro.

Quello che in ogni caso è attualmente una certezza è che chi esce prima dal lavoro avrà una pensione meno vantaggiosa perchè ne fruirà per un maggior numero di anni mentre chi permane al lavoro fino ai 67 anni avrà un calcolo più vantaggioso perchè fruisce del trattamento per un numero minore di anni. Proprio su questo meccanismo è basato il sistema di calcolo della pensioni: in parte sui contributi versati ed in parte sull’aspettativa di vita al momento della quiescenza.

Invitiamo alla lettura della nostra guida:Pensione: tutto quello che c’è da sapere, la guida

Quali misure?

Abbiamo già una quota 87, anche se molti non la considerano. Si tratta della pensione di vecchiaia che richiede almeno 67 anni di età ed almeno 20 anni di contributi. Su questa misura, però, influisce l’Adeguamento all’aspettativa di vita Istat.

Rendendo però stabile la pensione anticipata ordinaria, estendendo il blocco all’adeguamente anche oltre il 2026, si avrebbe una pensione indipendentemente dall’età con 42 anni e 10 mesi di contributi, per le donne un anno in meno, e la pensione precoci sempre con 41 anni di contributi.

Si potrebbero prevedere sconti ed agevolazioni per le categorie da tutelare come le mamme (concedere 8 mesi di sconto per ogni figlio avuto), i precoci (valutare il 25% gli anni di lavoro svolto tra i 17 e di 19 anni di età) e caregiver (con un anno di sconto ogni 5 anni di lavoro di cura familiare svolto).

Rafforzando Ape Sociale e opzione donna si potrebbe avere una rosa di pensionamenti per tutti i gusti che consentirebbe anche l’uscita con una certa flessibilità senza l’introduzione di una nuova misura sperimentale che potrebbe solo destabilizzare i lavoratori.

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