Riforma pensioni Tridico: a 62 anni ma con contributivo

L’ipotesi di riforma pensioni avanzata da Pasquale Tridico prevede uscita a 62 e pensione piena a 67.
Pasquale Tridico

In attesa del tavolo di confronto tra parti sociali e governo, si susseguono ancora le ipotesi di riforma previdenziale. Diventa, infatti, pressante il bisogno di una introduzione di una misura flessibile che permetta di evitare lo scalone che la scadenza della quota inevitabilmente provocherà.

Il problema principale è che, pur richiedendo i sindacati una misura priva di penalizzazioni, le casse dello Stato non possono sostenere una misura con i costi di quota 100. Ed il problema di tutte le ipotesi fino ad ora avanzate è che sono tutte molto, troppo costose e proprio per questo motivo che hanno pochissime possibilità di essere accettate dal governo.

Ed è proprio in questo contesto che si inserisce la proposta dell’INPS, formalizzata da Pasquale Tridico.

Pensione a 62 anni

La proposta avanzata da Pasquale Tridico prevede due fasi, quella del pensionamento vero e proprio a 62 o 63 anni. In questa fase la pensione spettante sarebbe più bassa perchè calcolata sulla sulla quota contributiva dei versamenti effettuati.

Un pensionamento, quindi, a base volontaria con la consapevolezza di ricevere, per un certo numero di anni, un assegno previdenziale più basso. A questa fase potrebbe essere affiancata anche una staffetta generazionale  che preveda l’assunzioni di nuovo personale pescato tra i giovani.

La seconda fase, invece, scatta al compimento dei 67 anni quando il pensionato finalmente riceverà la sua intera pensione spettante visto che alla parte contributiva si aggiungerebbe anche la parte retributiva.

L’anticipo, in questo modo, seppur di 5 anni costerebbe alle casse dello stato decisamente meno.

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