Riforma pensioni: uscita a 63 anni con penalizzazione del 2%

Una pensione a 63 anni con penalizzazioni applicate solo a determinate categorie di lavoratori. Ecco l’ipotesi di Damiano.
riforma pensione

Non solo sui media ma anche sui social ormai non si fa altro che parlare di riforma pensioni. La scadenza della quota 100 spaventa i lavoratori proprio a causa del famoso scalone di 5 anni che potrebbe portare nel pensionamento.

L’età pensionabile, infatti, se si escludono i pensionamenti anticipati, resta fissata a 67 anni ed è soggetta ad aumento per adeguamento all’aspettativa di vita Istat.

Non potendo più utilizzare la quota 100, che permette non solo un anticipo di 5 anni sulla pensione di vecchiaia,  ma anche un sconto contributivo di 4 o 5 anni su quella anticipata, i lavoratori hanno paura di dover attendere per il pensionamento 5 anni in più.

Riforma pensioni

Numerose le misure ipotizzate per andare a sostituire la quota 100 in scadenza che vanno dall’ipotesi dell’INPS di flessibilità a 62 anni con penalizzazioni temporanee (solo fino al raggiungimento dei 67 anni) alla pensione anticipata con la quota 102 con penalizzazioni del 2,8/3% per ogni anno di anticipo.

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Tra le molte ipotesi ricordiamo anche quella presentata dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano nel 2013 (proposta di legge 857 a firma Damiano, Gnecchi e Baretta) che prevede una flessibilità in uscita a 63 anni senza penalizzazione per i profili di tutela (simili a quelli previsti per l’accesso all’Ape sociale), mentre per tutti gli altri una riduzione del 2% per ogni anno di anticipo applicata soltanto sulla quota retributiva della pensione.

Una misura che avvicinerebbe, in qualche modo, le pensioni al contributivo puro andando a penalizzare solo la quota retributiva dell’assegno previdenziale (quella maggiormante onerosa per le casse dell’INPS).

Si tratta, come sempre, soltanto di ipotesi e al momento non ci è dato sapere come sarà attuata la riforma previdenziale. Quello che sappiamo con certezza, però, è che entro la fine del 2021 si dovrà necessariamente arrivare ad un accordo per non trovarci a dover tornare di colpo alla riforma Fornero e alle rigidità che prevede.

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