Scuola: laureati Scienze delle Religioni insegnati di italiano: monta la polemica

Non è piaciuta a tutti la decisione di allargare la possibilità di insegnare l’italiano ai laureati magistrale in scienza delle religioni.
Decreto Sostegni bis: bloccato dal ministro Orlando

Per il momento di tratta solo di un emendamento ma tanto è bastato per scatenare polemiche sul mondo della Scuola. Un emendamento a firma PD apre alla possibilità di insegnare l’italiano a chi ha una laurea in Scienze delle Religioni. 

E il via libera in Commissione ha fatto infuriare qualcuno, come il gruppo parlamentare “L’Alternativa c’è” che ha portato le polemiche direttamente a Palazzo Madama, nella sede del Senato della Repubblica. 

L’emendamento della discordia

Quindi, un emendamento del Partito Democratico, con primo firmatario il senatore Dem Andrea Rampi sta facendo discutere. L’emendamento in questione è al decreto legge n° 44 del 2021, quello che oltre a trattare di misure di contenimento del Covid, tratta anche di giustizia e concorsi pubblici. E come si legge sul sito “Latencicadellascuola.it”, il fatto che l’emendamento ha avuto il via libera della Commissione Affari costituzionali in Senato, ha scatenato più di qualche malumore a Palazzo Madama.

Il primo della discordia è il punto dell’emendamento in cui di stabilisce che il possesso del titolo di laurea magistrale in scienza delle religioni diventa buono per insegnare italiano. Il corso di laurea, che è dentro la Facoltà di Lettere, Storia e Filosofia, per via di questo emendamento, diventa così equivalente alla laurea magistrale in scienze storiche, scienze filosofiche e in antropologia culturale ed etnologia.

Cosa si contesta al provvedimento

L’emendamento non è ancora passato definitivamente, ma è evidente che semmai diventasse definitiva la norma, i laureati in  Scienze delle religioni potranno insegnare oltre che italiano, anche storia o geografia. 

Luisa Angrisani e Bianca Laura Granato, due senatrici di L’Alternativa C’è, hanno portato in aula al Senato più di qualche critica a questa novità che il Senato ha approvato già e che adesso passerà a Montecitorio, perché deve essere l’aula della Camera dei Deputati a dare il via libera definitivo. 

L’indignazione delle senatrici è evidente in base alle parole, alcune forti che le stesse hanno usato in Senato durante le votazioni. Secondo le due si tratta di un provvedimento pilotato dalla curia.

 “Un’equipollenza per usare la scuola come ufficio di collocamento dei raccomandati della curia”, questa l’accusa delle due al provvedimento promosso dal Partito Democratico.

 “Rendiamoci conto della gravità di quello che si è fatto: altri emendamenti sulla scuola sono stati dichiarati inammissibili, ma questo che non c’entrava nulla è stato dichiarato ammissibile”, questa l’accusa che le due fanno al Partito Democratico, accusato dalle stesse di essere in combutta con la CEI.

📰 Segui Pensioni&Fisco su Google News, selezionaci tra i preferiti cliccando in alto la stellina
Total
1
Shares
Potrebbe interessarti: