Stagionali e part time falsi, ecco cosa accade sul posto di lavoro

Polemiche sulla presunta carenza di personale per alberghi e strutture turistiche addebitabile a RDC e REM, ma dietro si nasconde altro.
ristorante

Gli stabilimenti termali, quelli balneari, gli alberghi, i villaggi e tutte le attività collegate al turismo e alla stagione lavorativa di questo importante settore, sono in ripartenza. Le riaperture, ritardate a causa del Covid, sono ormai diffuse in tutta Italia.

C’è qualcosa però che sembra non andare come deve. Infatti gli albergatori e gli operatori del settore lamentano la difficoltà a trovare lavoratori. In pratica, c’è scarsità di manodopera, in cucina come in sala, sulle spiagge come alle camere degli alberghi. Perché questo?

Le correnti di pensiero sono due e diametralmente opposte. La prima accusa il governo e tutte le misure assistenzialiste di quest’ultimo esecutivo come dei precedenti. La seconda da la colpa al fatto che il lavoro stagionale del settore turistico è sottopagato. Correnti di pensiero dicevamo, con la teoria dello sfruttamento della manodopera che ultimamente va per la maggiore, come dimostra un articolo del sito “Tuttolavoro24.it” che richiama a quanto emerge nel Ravennate come si legge sulle pagine del noto quotidiano “Il Resto del Carlino”. In pratica, con dei sotterfugi si applicano contratti di lavoro agli addetti del settore, non consoni alla qualità e quantità del lavoro svolto. E sarebbe questa la motivazione per cui gli operatori del settore non riescono a trovare addetti, perché li fanno lavorare tanto e li pagano pochi.

Da sempre il settore stagionale è sottopagato

Forse la pandemia da Covid ha amplificato il problema, ma il fatto che il lavoro nel turismo sia sottopagato in base alle ore di servizio a cui sono chiamati gli addetti, non è certo una novità. La pandemia se mai ha peggiorato al situazione, anche se a dire il vero tra Reddito di cittadinanza e Reddito di emergenza (quest’ultima è una misura nata proprio per la pandemia) , forse hanno ragione quelli che dicono che molti preferiscono non lavorare perché prendono sussidi.

Ma forse è vero che adesso questi lavoratori del settore, che tra l’altro hanno ottenuto anche diversi bonus nei decreti emergenziali del governo (l’ultimo da 2.400 euro per i mesi di marzo, aprile e maggio), hanno una alternativa allo sfruttamento a cui erano assoggettati in passato.

Perché quello che esce fuori da Ravenna e da una inchiesta del Resto del Carlino, mette in luce uno spaccato del settore che molti fanno finta di non considerare. È vero che i sussidi per qualcuno sono preferibili al duro lavoro, ma è altrettanto vero che le assunzioni che spesso vengono utilizzate nel settore sono tutto fuorché incentivanti.

Secondo l’inchiesta, molte  aziende propongono la stipula di contratti part-time per ridurre le uscite alle voci di spesa che riguardano salario del lavoratore e contribuzione. Contratti part-time che sono fasulli. Di part-time non c’è nulla tranne che sulla carta, cioè tranne che sul contratto. Infatti molti lavoratori sono assunti per poche ore di servizio al giorno, ma invece lavorano la giornata piena se non addirittura di più.

L’analisi è sul ravennate, ma mette in luce una prassi diffusa su tutto lo Stivale

Naturalmente l’analisi del Resto del Carlino riguarda la zona di Ravenna e forse di tutta l’Emilia Romagna, ma partendo da una questione locale si può già sottintendere che questa è una prassi tristemente diffusa in tutta Italia.

Anche i sindacati sono concordi con questa teoria che contrasta decisamente con le dichiarazioni di molti operatori del settore che danno la colpa della scarsità di manodopera a sussidi e bonus del governo. Certo, se un lavoratore preferisce 800 euro di sussidio allo stipendio, vuol dire che quest’ultimo tanto superiore al sussidio non è.

 “I contratti formalmente sono part time in molti casi, quando in realtà il lavoro è a tempo pieno, con molte ore di straordinario. Capita spesso che il lavoratore arrivi a fare in realtà anche 60 o 70 ore a settimana e che gli venga chiesto di saltare i giorni di riposo. Quando i ragazzi si rivolgono a noi ci rendiamo conto che la retribuzione è nettamente al di sotto dei minimi contrattuali e si aggira sui 4 euro all’ora o poco più. Situazioni di questo tipo sono illegittime e costituiscono un abbattimento delle regole previste nel contratto collettivo nazionale del settore turismo. Le ore di straordinario a settimana devono essere retribuite come tali o ci si fa del male da soli. Non è possibile che alcuni imprenditori pensino di prendere dei lavoratori in questo modo: se si assume qualcuno lo si fa con le tutele e le retribuzioni che sono previste dal contratto collettivo di lavoro e dalla legge. Il turismo deve ricercare un nuovo modello e un innalzamento di qualità in senso generale e per fare questo bisogna ripartire dal rispetto delle regole”, questo è ciò che dice Gianluca Bagnolini, segretario generale Cisl Fisascat Romagna.

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