Un assegno mensile al posto della pensione anche a 60 anni e per 7 anni

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Nuova quota 41, ma solo a partire dai 60 anni e con una penalizzazione minima

E se ci fosse un modo per non avere fretta ed aspettare comodamente la propria pensione? Naturalmente l’unico modo per aspettare la pensione interrompendo il lavoro sarebbe quello di prendere soldi da qualche altra parte. Altrimenti ci sarebbe da fare i conti con un calo reddituale non indifferente. E a conti fatti non esiste solo un modo per raggiungere questo obbiettivo. Infatti ci sono diversi strumenti che fanno al caso dei lavoratori interessati ad uscire prima dal mondo del lavoro senza avere i requisiti utili alla pensione. Gli strumenti in questione sono a carico dell’INPS o in alcuni casi del datore di lavoro.

Perdere il lavoro a 65 anni, e la pensione?

Chi perde il lavoro a 65 anni perché il datore di lavoro ha chiuso può richiedere all’INPS il principale ammortizzatore sociale che l’Istituto prevede. Si chiama NASPI ed è l’indennità per disoccupati INPS che riguarda qualunque persona perde il lavoro per colpa non sua. Solo chi si dimette volontariamente non ha diritto alla NASPI, sempre che le dimissioni non siano per giusta causa. In questo caso NASPI spettante comunque. L’indennità per disoccupati come durata può arrivare a 24 mesi, perché l’indennità viene erogata per la metà delle settimane lavorate nei 4 anni precedenti. quindi, chi perde il lavoro a 65 anni può aspettare con l’incasso della Naspi, l’arrivo dei 67 anni che significano pensione di vecchiaia. Va detto che la Naspi cessa di essere erogata al disoccupato proprio al compimento dei 67 anni di età.

L’INPS paga anche l’Ape sociale

C’è una misura che anche se rientra nel novero delle pensioni, somiglia più ad un ammortizzatore sociale erogato per gli anni che mancano alla pensione. Parliamo dell’Ape sociale, una misura che effettivamente viene erogata a partire dai 63 anni e fino alla data di compimento dei 67 anni. Servono però 36 anni di contributi. Ma non solo. Bisogna essere alle prese coi lavori gravosi o in alternativa essere disoccupati, invalidi o caregivers. Per queste tre ultime platee bastano 30 anni di contributi. Le paga sempre l’INPS, ma sono indennità finanziate dal datore di lavoro e si chiamano contratto di espansione e isopensione. Sono due misure che incentivano l’esodo nelle aziende. E devono passare da accordi in sede governativa, ma coi sindacati.

Esodi e pensione anticipata

L’isopensione permette di uscire dal lavoro già a 60 anni di età e quindi a chi si trova a 7 anni dalla quiescenza. L’azienda finanzia un assegno pari alla pensione maturata che il dipendente interessato percepisce fino al raggiungimento dei 67 anni di età. Con il contratto di espansione, che riguarda aziende più grandi di quelle che rientrano nell’isopensione (minimo 50 dipendenti in organico e non 15), si puà uscire se ci si trova a 5 anni dall’età pensionabile di vecchiaia (67 anni) o a 5 anni dai contributi utili alle pensioni anticipate (42,10 per gli uomini e 41,10 per le donne).

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