In pensione già a 66 anni e pure con 5 anni di riduzione anche senza riforma delle pensioni

Mario nava
In pensione grazie agli sconti contributivi previsti già oggi, in attesa che la riforma delle pensioni faccia altro.
pensione

Dopo il nuovo incontro tra governo e sindacati, l’unica novità emersa sembra essere quella che riguarda ipotetici sconti per le lavoratrici madri. Infatti pare trapelare l’intenzione di varare un abbuono di 4 mesi per figlio avuto fino a massimo 12 mesi di sconto per 3 o più figli. Uno sconto sui requisiti di accesso alle pensioni che si potrebbe affiancare ad altri sconto già oggi previsti. Perché già oggi esistono soluzioni di vantaggio. Ma quali sono le misure oggi in vigore?

In pensione già a 66 anni e pure con 5 anni di riduzione anche senza riforma delle pensioni

Ci sono diversi modi previsti dalla legge previdenziale per poter andare in pensione per i lavoratori. Le misure pensionistiche oggi in vigore in genere hanno due requisiti fondamentali. Uno è l’età pensionabile mentre l’altro è il montante contributivo. Se per l’età niente è possibile fare perché se servono 67 anni per la pensione di vecchiaia, non si può fare altrimenti, per i contributi le vie per aumentare il proprio montante dei contributi esistono. Per esempio ci sono dei bonus contributivi che pochi conoscono e se non utilizzati, rinviano l’uscita dal lavoro di molti anni.

La maggiorazione contributiva e come andare in pensione più facilmente

Un tipico esempio è il lavoratore che si trova con 67 anni di età compiuti e con magari, 18 anni di contributi versati. In questo caso il lavoratore non dovrebbe avere altra scelta che non andare verso l’assegno sociale. Infatti i 18 anni di contributi versati non bastano per una pensione di vecchiaia. Proprio questo è il caso più eloquente di contribuzione silente. In pratica si corre il rischio che un lavoratore nonostante i 18 anni di contributi versati non sfrutti i versamenti effettuati proprio per via del requisito fisso dei vent’anni di contribuzione utili alla pensione di vecchiaia. Contributi che poi potrebbero essere utilizzati a 71 anni di età, ma solo se contributivi.

Come sfruttare il vantaggio contributivo per gli invalidi

Esistono delle maggiorazioni contributive molto importanti che possono tornare utili per quanti non riescono a completare il requisito minimo contributivo. Un esempio è quello che accade agli invalidi. Infatti la normativa prevede delle maggiorazioni contributive per gli invalidi.
Per esempio un invalido a cui la commissione medica per l’invalidità civile ASL ha riconosciuto una disabilità pari ad almeno il 74%, può avere diritto ad una maggiorazione contributiva di due mesi per ogni anno di lavoro svolto successivamente alla data in cui è stato riconosciuto invalido. Il massimo ottenibile come maggiorazione è pari a 5 anni. In termini pratici, con 30 anni di carriera svolti da disabile, un lavoratore può ottenere ben 35 anni di contributi utili alla pensione. E chi si trova a puntare alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi, può sfruttare il canale anche se ha completato solo 37 anni e 10 mesi di lavoro.

Vantaggio sulla pensione per le donne

Per le donne invece, dal momento che la pensione anticipata si completa con 41 anni e 10 mesi di carriera, bastano 36 anni e 10 mesi di contributi, purché almeno 30 anni sono successivi alla data della certificazione ASL di invalidità almeno al 74%. Sempre per le donne vige una particolare tutela per chi ha avuto figli. Con un figlio infatti c’è lo sconto di 4 mesi sui contributi. In pratica vengono accreditati dietro domanda della lavoratrice, 16 mesi di contributi anziché 12 per un anno di lavoro. E così per due figli ne vengono accreditati 20 e per tre o più figli 24. Infatti la maggiorazione arriva a massimo un anno per chi ha avuto tre o più figli. I contributi extra accreditati sono figurativi. Tale facoltà riguarda solo le lavoratrici che hanno iniziato a versare dopo la fine del 1995. Infatti è una misura che vale solo per i contributivi puri, con il primo versamento contributivo dopo il 31 dicembre 1995 e con calcolo della pensione con il relativo metodo contributivo.

Anche opzione donna iscritta nell’elenco delle misure con sconti sui requisiti

Nel 2023 opzione donna si è aggiunta a misure pensionistiche che hanno delle agevolazioni predeterminate in base ai figli avuti. Infatti la misura è stata prorogata per il 2023, ma con 60 anni di età e 35 anni di contributi completati entro il 2022. E solo per disoccupate o alle prese con aziende in crisi e per invalide o con invalidi da assistere. Ma con un figlio avuto l’età di uscita scende a 59 anni, mentre con due o più figli a 58 anni.

Segui Pensioni&Fisco su Google News, selezionaci tra i preferiti cliccando in alto la stellina
X
Configura Cookie