Badante di 67 anni può andare in pensione e se non ha i contributi? Ecco la soluzione

A 67 anni la normativa in vigore prevede il pensionamento a determinate condizioni, ma se non si riescono a centrare, c’è sempre la via della vecchia pensione sociale.
pensioni

Lo spaccato del lavoro domestico è davvero particolare. Segnalazioni di cose strane che avvengono durante le carriere lavorative di una badante o di una colf sono molteplici. E così c’è chi sostiene di lavorare per 24 ore al giorno, cosa che non è lecita. Oppure c’è chi sostiene di essere trattata come una specie di schiava, senza riposi, senza ferie e senza alcune genere di diritti.

In casi del genere, essendo contrari alla legge, occorre provvedere ad informare le autorità competenti, sporgere denuncia per vedere di recuperare i diritti negati che sono tutelati dalla legge. Ma ci sono anche altri aspetti, leciti e perfettamente legali, ma che fanno capire come spesso le badanti o le colf sono all’oscuro di alcuni diritti che hanno o sono ma consigliate.

Uno degli argomenti che maggiormente necessitano di un approfondimento, è quello della pensione, perché anche queste lavoratrici hanno diritto alla pensione. Parlando di lavoratrici spesso straniere, prive di carriere lunghe e durature, molte credono di non avere diritto a lasciare il lavoro. È il caso di una nostra lettrice.

“Ciao, sono Mioara, ho 68 anni e faccio la badante. Lavoro da 10 anni in Italia e sono russa. Mi hanno detto che servono 20 anni di contributi per la pensione. A marzo completo 10 anni di lavoro. Sono pochi vero?”

La pensione per badanti anche straniere

L’informazione che hanno dato alla nostra lettrice è giusta, perché sono necessari 20 anni di contributi per lasciare il lavoro a 67 anni con la pensione di vecchiaia ordinaria. E ne servono sempre 20 pure per la pensione anticipata contributiva a 64 anni. Deroghe ai 20 anni di contributi ne esistono poche appannaggio di chi ha una carriera recente e minima come contribuzione versata.

La pensione di vecchiaia per chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995, senza i 20 anni di contribuzione minima versata, si completa a 71 anni di età, quando a dire il vero sono necessari solo  anni di contribuzione versata.

Questo non vuol dire che la nostra lettrice debba restare a lavorare fino a 71 anni di età o che debba rimanere senza redditi fino a quella soglia anagrafica. Infatti esiste lo strumento assistenziale dell’assegno sociale. Una misura del tutto simile ad una pensione, che si centra a 67 anni di età senza collegamenti a carriere e contributi, ma solo ai redditi di una persona.

Assegno sociale 2022, anche per colf e badanti, anche se straniere

L’assegno sociale è una prestazione assistenziale ed economica, erogata dall’Inps a domanda del diretto interessato.

La misura si rivolge tanto ai cittadini italiani che a quelli stranieri, sia comunitari che extracomunitari. Basta rispettare le condizioni reddituali previste annualmente dalla legge e le condizioni di residenza e cittadinanza. Hanno diritto all’assegno sociale:

  • Cittadini italiani;
  • Cittadini comunitari;
  • Cittadini extracomunitari.

Nel dettaglio, serve l’iscrizione come  residenza in uno qualsiasi dei Comuni Italiani. Serve che questa residenza sia certificata in Italia da almeno 10 anni. Per gli extracomunitari è necessario che ci sia anche il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, ovvero la ex carta di soggiorno. La misura si rivolge anche agli extracomunitari familiari di un cittadino comunitario, oppure ai cittadini stranieri o apolidi titolari dello status di rifugiato politico o di quello di protezione sussidiaria.

Occorre rispettare le soglie reddituali previste annualmente dall’Inps. Per il 2022 occorre avere redditi, inferiori a 6.085,30 euro per quello personale, e 12.170,60 se cumulato con il coniuge (il reddito personale anche in caso di coniugati resta sotto la soglia di 6.085,30).

La prestazione viene assegnata in misura piena e pari a 468,10 euro (importo 2022), se il richiedente non ha altri redditi. In presenza di redditi invece l’importo cala in misura proporzionale ai redditi detenuti. La formula è semplice. Si sottrae all’assegno sociale di 468,10 euro l’importo di 1/13 di reddito annuo detenuto. In pratica, se la badante ha 1.300 euro di reddito l’assegno sociale percepito sarà pari a 368,10 euro al mese per tredici mesi.

L’assegno sociale proprio per la sua assistenzialità non è soggetto alle trattenute Irpef e non va dichiarato sui redditi.

Pertanto, la nostra lettrice può avere diritto a questo genere di prestazione perché si torva ad avere già superato l’età minima prevista di 67 anni.

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