Pensioni nel 2024 con 30 anni di contributi, si può

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Si può andare in pensione nettamente prima, basta rientrare nelle categorie previste dall’Anticipo Pensionistico Sociale per uscire con 30 anni di contributi.
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Non sempre serve superare i 40 anni di contributi per andare in pensione in anticipo. Perché per uscire prima dei 67 anni le vie non sono solo quelle delle pensioni anticipate distaccate dai limiti anagrafici come la pensione anticipata ordinaria o quota 41 per i precoci. Perché è vero che per queste due misure servono carriere lunghe ben oltre i 30 anni di versamenti. Ma ci sono soluzioni che permettono di uscire prima dei 67 anni di età anche solo con 30 anni di contributi. Pensioni nel 2024 con 30 anni di contributi perfettamente fruibili, ma solo a determinate condizioni.

Pensioni nel 2024 con 30 anni di contributi, si può

Andare in pensione una volta per tutte, magari solo con 30 anni di contributi è una possibilità che per esempio molti nati nel 1961 anno. Naturalmente possono andarci anche quelli nati prima, anche se sfruttando un anticipo ridotto visto che a 63 anni e qualche mese possono lasciare il lavoro nel 2024 quanti hanno visto i loro natali proprio nel 1961. L’Anticipo pensionistico sociale infatti è una misura che permette di andare a riposo proprio a 63 anni e 5 mesi di età.
Con questa misura si riceve un trattamento fino a 1.500 euro al mese ma solo per 12 mesi perché non è prevista la tredicesima. Con 30 anni di contributi la misura è appannaggio solo di invalidi, caregivers e disoccupati. Perché per l’altra categoria a cui l’APE sociale si applica, viene richiesta una carriera di almeno 36 anni di versamenti. Parliamo degli addetti ad una delle 15 attività di lavoro gravoso previste dal sistema. Quindi, per le pensioni nel 2024 con 30 anni di contributi i lavori gravosi non vi rientrano.

Ecco i beneficiari dell’anticipo pensionistico

Ricapitolando, le pensioni nel 2024 con 30 anni di contributi sono una cosa appannaggio solo di determinati soggetti. Partiamo dagli invalidi. Per loro la misura prevede che siano stati riconosciuti disabili al 74% almeno dalla commissione medica invalidi civili delle ASL. Per i caregivers invece, serve che da almeno 6 mesi ci sia convivenza (anche in interni diversi ma nello stesso stabile) con un familiare disabile da assistere. Il familiare può essere un coniuge, un parente di primo grado oppure un parente o un affine di secondo grado. In questi ultimi due casi serve che l’invalido sia privo di coniuge o genitore, oppure che genitori o coniuge siano presenti, ma over 70 come età ed affetti a loro volta da patologie invalidanti. Invece per i disoccupati basta aver completato la Naspi interamente dopo aver perso il lavoro.

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