Pensioni prima per tutti, con un taglio sulla quota retributiva: ecco come

In Italia si va in pensione troppo tardi, lo dimostrano i dati ed allora ecco la soluzione con una penalità solo sulla quota retributiva
assegno sociale

Contrariamente a quanto si pensa, i dati dicono che in Italia non è vero che si esce dal lavoro troppo presto. Le pensioni sono ancora troppo lontane per i lavoratori e chi usa le deroghe, le scorciatoie e le misure come quota 100 per dire che si esce troppo presto come età (lo ripete sempre la Fornero, ogni volta che va da Floris alla trasmissione Di Martedì sul La7), dice una falsità.

È ciò che emerge dalla relazione di fine mandato del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps, come riporta il Sole 24 Ore. E allora ecco che arriva una proposta particolare, che mira a spostare indietro le lancette dell’età pensionabile, ma prevedendo un taglio di assegno per i pensionati in base all’anticpo in termini di uscita dal lavoro.

Il 2022 l’anno della riforma delle pensioni? si inizia a lavorare

Una bocciatura su tutta la linea per quanti per mesi e mesi hanno asserito che la quota 100 era un vero salasso per le casse dello Stato, che era una misura iniqua e che spostava sui giovani i costi esorbitanti che venivano sopportati dall’Inps. E bocciato pure il credo collettivo dei tecnici pro governo e pro Fornero forse. Quelli che contestavano qualsiasi misura che consentiva di lasciare il lavoro in anticipo rispetto ai 67 anni di età, forse da loro considerata una età ancora utile a lavorare.

Lo si evince dal report finale del Civ Inps.  Fino allo scorso 30 settembre 2021, erano 335.000 le persone che avevano scelto o avevano potuto pensionarsi con questa misura. Un dato totale che a conti fatti ha prodotto una stima dei costi per l’Inps, pari a 19 miliardi e mezzo, nettamente meno dei 46 miliardi che la misura doveva costare nel suo triennio di sperimentazione, come fu detto ai tempi del varo del famoso decretone (decreto n° 4 del 2019).

Pochi hanno sfruttato la misura, vuoi per l’elevato numero di anni di contributi necessari (ben 38 anni) e vuoi per le mille regole e burocrazie che ogni misura di pensionamento anticipato ha insite nel loro apparato normativo. Per questo si torna a parlare di pensioni anticipate per una riforma che resta l’obbiettivo del 2022, visto che con la legge di Bilancio di quest’anno, nulla è stato fatto.

La nuova proposta della pensione anticipata per tutti con taglio di assegno

E allora ecco che emerge una nuova proposta che consentirebbe il pensionamento anticipato per tutti (l’età è da decidere, ma sicuramente si parlerà di una forbice tra i 62 e 64 anni).  Ma a fronte dell’anticipo, ci sarebbe da fare i conti con un taglio del 3% annuo per ogni anno di anticipo. Ma non lineare su tutta la pensione, ma solo sulla parte retributiva della pensione.

Una soluzione che avvicinerebbe ad un ricalcolo completamente contributivo le future pensioni, perché forse a conti fatti si arriva proprio lì, anche se si maschera il tutto con un taglio di assegno differente da soggetto a soggetto.

Penalizzati sarebbero quelli che hanno più carriera antecedente il 1996, che subirebbero la decurtazione per una fascia più grossa di contribuzione. La nuova proposta è di Michele Reitano, membro della Commissione incaricata dal Ministero del Lavoro di mettere fine alla più grande anomali del sistema, quella che reca a carico dell’Istituto Previdenziale sia la previdenza che l’assistenza.

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