Le regole del sistema previdenziale italiano sono molto variegate e non sempre è facile comprenderle. In genere per andare in pensione ciò che serve è raggiungere una determinata età, che sia quella pensionabile o anticipata, e una altrettanto determinata età contributiva. Quanti anni di contributi servono per andare in pensione? Una domanda come questa non ha una risposta fissa. Perché alla pari dell’età anagrafica da raggiungere, molto dipende dalla misura prescelta.
Quanti anni di contributi servono per andare in pensione?
Se guardassimo solo alla pensione di vecchiaia ordinaria, che prevede fino al 31 dicembre 2026 i 67 anni di età come soglia minima, servono almeno 20 anni di contributi per andare in pensione. Requisito contributivo che resterà fisso anche nel 2027 e nel 2028 quando invece l’età pensionabile salirà rispettivamente a 67 anni ed un mese e a 67 anni e tre mesi. I 20 anni di versamenti, al netto del requisito aggiuntivo sull’importo minimo da centrare per andare in pensione, si applica anche ai contributivi puri, cioè a chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995.
E per questi ultimi 20 anni sono sufficienti anche per la pensione anticipata contributiva che si centra a 64 anni di età purché la pensione liquidata sia pari o superiore a 3 volte l’assegno sociale per tutti gli uomini e per le donne senza figli avuti (con un figlio 2,8 volte l’assegno sociale, con più figli 2,6 volte).
Tante misure disponibili e requisiti differenti per ciascuna di esse
Una carriera pari a 20 anni basta anche per la pensione anticipata di vecchiaia con invalidità pensionabile almeno all’80% e con una età pari a 56 anni per le donne e 61 anni per gli uomini. Per i contributivi puri c’è anche la possibilità a 71 anni di accedere alla pensione con solo 5 anni di versamenti. Quanti anni di contributi servono per andare in pensione con le altre misure che ci sono? Va detto subito che le carriere vanno però ben oltre i 20 anni di contributi.
Ci sono le pensioni anticipate ordinare, che non prevedono limiti di età ma per cui servono non meno di 42 anni e 10 mesi di versamenti contributivi per gli uomini e non meno di 41 anni e 10 mesi per le donne. Come si capisce dal nome stesso dello strumento, servono 41 anni di versamenti, sempre senza limiti di età, per la quota 41 precoci. Una misura però destinata solo a invalidi, caregivers, addetti ai lavori gravosi o usuranti e disoccupati.
Stesse categorie a cui a 63 anni e 5 mesi di età si parte con l’Ape sociale. Una misura che prevede però 36 anni di versamenti per gli addetti ai lavori gravosi. Mentre per disoccupati, invalidi e caregivers, bastano 30 anni. Infine, bisogna arrivare a 35 anni per lo scivolo usuranti di quota 97,6, quando con 61 anni e 7 mesi di età minima, si possono aprire le porte del pensionamento anticipato a chi svolge lavori particolarmente faticosi.