Reddito di cittadinanza si cambia ancora, ok fino a 59 anni ma per poco

Mario nava
reddito di cittadinanza

Nella bozza della legge di Bilancio, in attesa che sia mandato il testo definitivo a Camera e Senato per la definitiva approvazione, ecco che inizia a prendere forma il restyling della misura. Per il momento, in attesa che dal 2024 la misura venga sostituita da altri strumenti a tutela dei disagiati, il 2023 sarà usato come anno di transizione. In termini pratici, nessuna cancellazione del sussidio per il momento, ma solo una rivisitazione delle regole che lo renderanno meno lungo per chi ha età e forza per poter essere immesso nel mondo del lavoro.

Solo 8 mesi di reddito di cittadinanza nel 2023, per chi?

Il 2023 sarà una specie di anno zero per il reddito di cittadinanza, soprattutto per le famiglie che non hanno invalidi, minori o over 60 al loro interno. I dati della relazione tecnica che accompagna la legge di Bilancio sono chiari. Una relazione INPS richiamata pure dal Sole 24 Ore per esempio. Sono oltre un milione le famiglie beneficiarie del reddito di cittadinanza. Di queste circa 635.000 non subiranno alcuna conseguenza dalle novità. Infatti si tratta di nuclei familiari che al loro interno hanno minori, disabili o anziani sopra i 60 anni di età. Gli altri nuclei familiari beneficiari invece sono composti da soggetti che sono abili al lavoro, cioè con età compresa tra 18 e 59 anni e senza le problematiche familiari degli altri 635.000 nuclei.

Cosa cambia dal 2023 per il reddito di cittadinanza

Dal prossimo gennaio per questi soggetti che richiederanno il sussidio o anche per chi già lo prende (bisogna attendere le istruzioni e capire come si farà a ridisegnare la misura), la durata massima sarà inferiore all’anno intero. Sarà probabilmente di 8 mesi il sussidio. Nessun divieto come inizialmente era paventato per gli under 60 quindi. Tutto rinviato al 2024, perché la fase transitoria sarà proprio così. A coloro i quali lo perderanno al 100% dal 2024, per il momento si offrono solo 8 mesi di sussidio. Con l’obbligo di svolgere almeno 6 mesi di corsi di formazione e tirocini atti ad essere inseriti o ricollocati al lavoro.

I rifiuti a lavorare e la decadenza dal beneficio

Inizialmente il reddito di cittadinanza prevedeva la decadenza dopo il terzo rifiuto di una offerta di lavoro congrua. Con il governo Draghi la decadenza dal beneficio scattava già al secondo rifiuto. L’idea dell’attuale esecutivo è di scendere ad un solo rifiuto. In pratica rifiutare una sola offerta di lavoro fa perdere immediatamente il sussidio.

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