C’è un argomento che è molto divisivo e che riguarda il settore Automotive. Parliamo della crisi dell’auto, che secondo alcuni nasce dalle politiche Green che hanno imposto ai colossi del settore di cambiare genere di produzione, motori e che hanno spinto verso l’elettrico. Una crisi del mercato che naturalmente ha colpito chi le auto le vende ma anche chi le auto aiuta a produrle, cioè i lavoratori. In Italia abbiamo un autentico colosso del settore come è Stellantis. La società nata dalla fusione della ex Fiat e quindi di FCA (Fiat Chrysler Automobiles) e i francesi di PSA (Peugeot, Opel, DS ecc..) ha diverse fabbriche in Italia. Da Mirafiori a Cassino, da Termoli a Melfi ci sono alcune cose che accomunano tutti i lavoratori. Lunghi periodi di cassa integrazione, poche giornate di lavoro all’anno, lunghi periodi di stop e riduzioni di personale con incentivi all’esodo. Una crisi senza precedenti, che però adesso una sentenza di un Tribunale del Lavoro, precisamente quello di Larino in Provincia di Campobasso, in Molise, fa guardare da un altro punto di vista. Stellantis deve risarcire una lavoratrice che evidentemente ha presentato ricorso contro le rotazioni del personale e sulle casse integrazioni. Si tratta di una dipendente di stanza nella sede di Termoli della società.
Stellantis condannata a pagare i lavoratori per troppa cassa integrazione
Tra contratti di solidarietà e cassa integrazione è evidente che il reddito del lavoratore cala. Una cosa è lavorare, un’altra è prendere un ammortizzatore come lo è la cassa integrazione. In genere, ma con percentuali variabili in base ai CCNL la cassa integrazione è erogata quasi sempre in misura pari all’80% dello stipendio. E con dei limiti di importo massimo prefissati. E con il contratto di solidarietà cambia poco. Perché è un altro ammortizzatore sociale che per evitare di licenziare personale, serve ad una azienda per i periodi di crisi. Con riduzioni di orario di lavoro e abbassamento di stipendio e con lavoratori che si alternano per evitare che qualcuno venga tagliato fuori. La notizia che ha fatto molto rumore è che tutto ciò che la lavoratrice che ha presentato ricorso contro Stellantis, ha perso, adesso deve essere risarcito. E Stellantis dovrà, in base a quanto hanno stabilito gli ermellini del Tribunale del lavoro molisano, dare alla lavoratrice le differenze di reddito con annessi interessi e rivalutazione.
Ecco da dove nasce la decisione dei giudici
La ricorrente come detto è una lavoratrice dello stabilimento di Termoli del colosso dell’Automotive Stellantis. Una lavoratrice che è anche una sindacalista dell’USB. Ciò che i giudici hanno messo in luce è l’arbitrarietà delle decisioni con cui Stallantis decide le sospensioni dalle attività e le conseguenti casse integrazioni e contratti di solidarietà. Come scrivono diversi media e diverse testate, illegittimo il meccanismo adottato nei confronti della lavoratrice. Non può essere l’azienda arbitrariamente a decidere il da farsi, nemmeno se un dipendente può essere tacciato di ridotte capacità lavorative. In definitiva, almeno per quanto interpretiamo adesso, la rotazione tra i lavoratori deve seguire dei principi ben definiti. Non possono essere chiamati a lavorare sempre gli stessi e al contrario essere lasciati a casa sempre gli altri.