Riforma delle pensioni: dal 2023 in pensione prima

Dal 2023 due soluzioni potrebbe consentire ai lavoratori di accedere anticipatamente alla pensione.
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Ed anche il 2022 ha lasciato l’amaro in bocca a chi attendeva buone nuove in materia pensioni. Nulla o quasi è stato prodotto dal governo. La legge di Bilancio entrata in vigore dal primo gennaio non ha riformato il sistema che resta legato a doppio filo alla riforma delle pensioni di Elsa Fornero. Due proroghe, l’Ape sociale e Opzione donna, ed una novità che sa tanto di beffa, la quota 102, per il resto tutto come prima.

Ma per il 2023 si potrebbero aprire le porte ad alcune novità molto importanti. Due proposte infatti potrebbero, nel caso in cui venissero accettate, rivoluzionare del tutto il sistema, donando allo stesso quella flessibilità di cui tanto ha bisogno.

Pensioni, forse il 2023 l’anno giusto per la riforma?

Quota 100 ha salutato, e così è nata quota 102. Sono due misure “sorelle”, perché entrambe hanno come requisiti, un connubio tra età e contribuzione versata. Nettamente più favorevole la quota 100 però. Infatti la quota 102 ha solo spostato in avanti di due anni l’età minima di uscita. Con quota 100 si poteva uscire dal lavoro a partire dai 62 anni, mentre con la quota 102 si esce dai 64 anni.

Servono in entrambi i casi 38 anni di versamenti. Inoltre, divieto di cumulo della pensione fino a 67 anni con qualsiasi altro reddito da lavoro ad esclusione di quelli da lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro annui. E meccanismo a finestre identico, con 3 mesi di attesa per i lavoratori del settore privato e 6 mesi nel pubblico impiego.

Poi, ancora Ape sociale per un altro anno, con estensione delle categorie a cui viene concessa (cd lavori gravosi), ma sempre a partire dai 63 anni con 36 anni di contribuzione (32 per ceramisti ed edili). A disoccupati, invalidi e caregivers bastano 30 anni.

Un altro anno ancora per Opzione donna, con l’uscita nel 2022 ammessa a chi ha completato 58 anni di età e 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2021 (le autonome 59 anni di età).

Le novità 2022 sono queste tre, nessuna delle quali davvero appetibile per chi attendeva soluzioni più flessibili e meno rigide. E come detto il 2023 potrebbe essere l’anno giusto.

Pensioni 2023, le misure in arrivo

Al momento si parla più di proposte che di piani e provvedimenti. E così che torna in auge l’uscita a 62 o 63 anni proposta da Pasquale Tridico. Il numero uno dell’Inps da tempo sostiene che lo spacchettare le pensioni in sue quote sarebbe la soluzione.

Il Presidente dell’Istituto Previdenziale infatti sarebbe propenso a una misura che consenta di accedere ad una uscita anticipata con assegno liquidato solo per la quota contributiva. Ma sarebbe una limitazione e penalizzazione temporanea, fino ai 67 anni. Dopo infatti si andrebbe a ricalcolare la pensione con l’aggiunta della parte retributiva, quella tagliata durante tutti gli anni di anticipo sfruttati.

A questa proposta si aggiunge quella di una pensione flessibile ma tagliata del 3% all’anno per ogni anno di anticipo. Ma sarebbe un taglio solo sulla parte retributiva, calmierato a quanti anni di anticipo vengono utilizzati. Sempre con 20 anni di contributi questa soluzione, potrebbe donare al sistema quella flessibilità tanto agognata. Si potrebbe partire con una età tra i 62 ed i 64 anni. Va ricordato che non esiste sistema previdenziale basato sul calcolo contributivo della pensione che non ha nella flessibilità un suo principio.

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