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Riforma pensioni, 3 nuove misure a 60, 62 o senza limiti di età

Le ultime sulla riforma delle pensioni, penalizzazioni, calcolo contributivo, quota 41 per tutti e quota 96.

Quando si parla di pensioni in Italia non si può non ragionare a 360 gradi finendo con il considerare tutte le opportunità che il sistema pensionistico consente di sfruttare. Ma ciò che interessa maggiormente i lavoratori sono le varie ipotesi di riforma delle pensioni che in queste settimane stanno diventando sempre di più perché si avvicina la data di pubblicazione della legge di bilancio.

La prima cosa che va detta a scanso di equivoci è che nel 2024 la riforma delle pensioni resterà un sogno perché nulla si potrà fare se non prorogare alcune misure oggi in vigore. Il futuro però dovrebbe riservare gradite sorprese ai lavoratori perché dovrebbero entrare in scena alcune misure davvero vantaggiose da questo punto di vista.

Riforma delle pensioni, senza limiti di età cosa succederà?

pensioni a 64 o 67 anni

La pensione futura potrebbe avere in quota 41 la soluzione alternativa alle pensioni anticipate ordinarie. Con quota 41 si potrà andare a riposo con 41 anni di contributi versati e senza limiti di età perché la misura sarà aperta a tutti e non soltanto ai precoci che appartengono agli invalidi, ai disoccupati, ai lavori gravosi ed ai caregiver come oggi funziona la misura.

Con quota 41 si risolverebbe un primo annoso problema che è quello del peggioramento dei requisiti di uscita nel passaggio dalle pensioni di anzianità e quella anticipate voluto dalla Fornero con la sua famigerata riforma. In pratica con quota 41 per tutti si tornerebbe più o meno alle soglie precedenti la riforma Fornero quando con le pensioni di anzianità si poteva andare a riposo con 40 anni di contributi versati.

Quota 96 per la riforma delle pensioni, ma in che versione?

Il ritorno di fiamma che nelle ultime settimane ha avuto anche quota 96 non è sottovalutare per quanto riguarda le ipotetiche misure che dall’anno prossimo inizieranno ad essere, se non varate, quanto meno lavorate. Perché consentire il pensionamento a chi arriva a 35 anni di contributi versati con almeno 60 anni di età e con contestuale completamento della quota 96 era e resta una misura piuttosto favorevole per i pensionati a tal punto da aver lasciato molta nostalgia perché la riforma Fornero la cancellò nel 2012.

Il ragionamento che si fa su quota 96 però potrebbe portare ad un inasprimento dell’età prevista dalla misura del lontano 2011. Forse i 60 anni di età non verranno confermati ma si potrebbe partire dai 61 o dai 62 anni di età in modo tale da consentire maggiore flessibilità al sistema.

Riforma delle pensioni flessibile ma contributiva

Più difficile ma non impossibile la flessibilità a 62 anni di età con 20 anni di contributi versati che i sindacati vorrebbero priva di penalizzazioni. Si tratterebbe di una misura alternativa alla pensione di vecchiaia ordinaria perché i lavoratori potrebbero scegliere se uscire già a partire dai 62 anni di età e con solo 20 anni di versamenti. In ogni caso, qualsiasi sia la misura che il governo ha intenzione di varare per riformare il sistema il punto di partenza dovrebbero essere le penalizzazioni di assegno.

Consentire a chi anticipa la pensione di prendere un assegno pari a quello che si percepirebbe normalmente non è possibile e quindi il governo sta valutando per ogni misura su cui lavora, l’inserimento di alcune penalizzazioni a partire dal calcolo contributivo per tutti. In parole povere, escludendo la pensione di vecchiaia ordinaria e la pensione anticipata ordinaria, tutte le misure di pensionamento anticipato dovrebbero avere nel calcolo contributivo la loro base di partenza. In modo tale da rendere meno conveniente uscire prima e quindi di lasciare al lavoratore libera scelta.

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