Ape sociale 2021, in pensione anche 4 anni prima, nuovo messaggio Inps

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La legge di Bilancio ha confermato l’Ape sociale, misura nata con la legge di Bilancio 2017 che sarebbe dovuta cessare il 31 dicembre scorso. Invece il canale di uscita resterà in vigore anche nel 2021 aprendo le porte al pensionamento anche per chi compie i 63 anni di età minima richiesti nel corso del 2021.

Ma cosa occorre sapere su questa particolare misura di accompagnamento alla pensione vera e propria? L’Inps ha rilasciato un nuovo messaggio (n° 62 dell’8 gennaio 2021) co cui di fatto recepisce ciò che la legge di Bilancio ha introdotto.

Ape sociale 2021, i beneficiari e le loro 4 categorie

Potranno avere accesso all’Ape sociale i disoccupati, i caregivers, gli invalidi e gli appartenenti ai lavori gravosi. Nulla cambia da questo punto di vista. Infatti la platea dei destinatari dell’Ape sociale è invariata rispetto al 2020.

Si diceva che ci sarebbero potute essere novità relative ai beneficiari, ma la legge di Bilancio non ha introdotto novità lasciando inalterato il perimetro di applicazione della misura.

Possono accedere all’Anticipo i lavoratori che hanno perduto involontariamente il posto di lavoro e che hanno completato il periodo di fruizione della Naspi da almeno 3 mesi prima della presentazione della domanda di pensionamento.

Possono accedere all’Anticipo pensionistico gli invalidi che hanno non meno del 74% di disabilità certificata. Stessa percentuale di invalidità deve avere l’invalido a cui il lavoratore richiedente l’Ape presta assistenza. Infatti l’Ape è desti nata anche ai cosiddetti caregivers, coloro che assistono un parente disabile. Tale attività di assistenza deve essere stata avviata da almeno 6 mesi prima di poter presentare richiesta di Naspi.

Infine, l’Ape è destinata ai lavori gravosi, 15 categorie di lavoratori che svolgono mansioni talmente pesanti da sconsigliarne la permanenza in servizio in età avanzata. Si tratta per grandi linee di facchini, badanti, operatori ecologici, insegnanti delle scuole dell’infanzia e educatori degli asili nido, infermieri ed ostetriche delle sale operatorie e delle sale parto, macchinisti dei treni e personale viaggiante, agricoli, siderurgici, marittimi, pescatori, conciatori di pelli, edili, gruisti, addetti alle pulizie e camionisti.

L’attività gravosa deve essere stata svolta in 7 degli ultimi 10 anni di attività o in 6 degli ultimi 7.

Ape sociale, una misura particolare

Più che una vera e propria pensione l’Ape sociale è un reddito ponte che accompagna il lavoratore all’età pensionabile per la quiescenza di vecchiaia o alla soglia di anzianità contributiva utile alla pensione anticipata.

Infatti anche uscendo dal lavoro con l’Ape sociale, una volta raggiunti i 67 anni, l’Anticipo viene meno ed il lavoratore deve presentare domanda di pensionamento di vecchiaia. L’Ape sociale dura quindi per tutto il tempo dell’anticipo, e quindi già dai 63 anni per chi riesce ad uscire con il massimo vantaggio. Infatti oltre ai 63 anni servono pure 30 anni di contributi per gli invalidi, i caregivers e i disoccupati, oppure 26 anni di contributi per i lavori gravosi. Sia età che contributi vanno centrati entro la fine del 2021.

La misura non è reversibile a causa di decesso del beneficiario, non prevede tredicesima, non è integrata al minimo, non si adegua all’inflazione con la perequazione annuale e non prevede assegni familiari. L’importo dell’Ape sociale è pari alla pensione maturata alla data di uscita con la misura, senza penalizzazione alcuna. È possibile sfruttare sulla misura le normali detrazioni per lavoro dipendente o per redditi di pensione o le detrazioni per familiari a carico.