Badanti e colf: quali tasse devono pagare?

Anche il lavoratore domestico deve pagare tasse e imposte, ecco quello che tutti dovrebbero sapere
tasse sui redditi badante

L’Italia notoriamente è uno dei Paesi dove pare si debbano pagare più tasse. Ed anche il lavoro e i redditi che si producono lavorando, sono soggetti a tasse e imposte. Questo vale per la generalità delle persone, delle famiglie e dei lavoratori. Vale anche per badanti, colf, baby sitter e per qualsiasi altro lavoratore domestico. Ma quali sarebbero le tasse che una badante dovrebbe pagare o che paga senza nemmeno saperlo?

Lavoro domestico di colf e badanti, quali le tasse da versare?

In linea di massima per un lavoratore subordinato, cioè per il dipendente, alcune tasse le versa direttamente il datore di lavoro trattenendole dallo stipendio. Per questo il datore di lavoro viene comunemente chiamato sostituto di imposta. Perché si sostituisce al suo lavoratore dipendente, pagando le tasse sul suo stipendio.

Ma nel settore domestico la lavoratrice o il lavoratore, siano essi una badante piuttosto che un giardiniere, una colf piuttosto che la governante, devono fare tutto da soli. Il datore di lavoro non ha la funzione di sostituto di imposta.

Il datore di lavoro non versa nulla per conto del lavoratore, se si eccettua una piccola quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore stesso. Il datore di lavoro non trattiene nulla in busta paga come imposte a carico del lavoratore.

Quando la badante o la colf devono versare le tasse

Devono fare tutto da sole quindi, le badanti di fronte al fisco e al pagamento delle tasse. Lo strumento è la dichiarazione dei redditi. Con il modello 730 o il modello Redditi PF, la badante provvederà a versare l’Irpef, acronimo di Imposta sul reddito delle persone fisiche, sui redditi dell’anno precedente. In parole povere quest’anno la badante deve presentare la dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2021, sui redditi ricavati l’anno scorso. Oltre all’Irpef la badante versa allo stesso modo le addizionali regionali e comunali.

Per fare ciò, entro il 16 marzo (ma anche dopo, purché non si impedisca al lavoratore di presentare le dichiarazioni nei termini) il datore di lavoro rilascia la certificazione unica o un altro documento in cui sono riepilogati tutti gli stipendi pagati al lavoratore nel 2021.

Le aliquote da applicare sono le seguenti:

  • Fino a 15.000 euro di reddito il 23%;
  • Tra 15.001 e 28.000 euro il 25%;
  • Sopra 28.000 e fino a 50.000 euro il 35%;
  • Sopra 50.000 euro il 43%.

Trattenute in busta paga

Come dicevamo, nel settore sono minime le trattenute in busta paga. Partiamo dai contributi versati.

Per badanti, colf e simili, in busta paga è trattenuta la quota di contribuzione previdenziale a proprio carico. Per i domestici o per gli assistenti familiari come si chiamano oggi, la contribuzione si calcola sulla paga oraria e non sullo stipendio mensile come accade per gli altri lavoratori dipendenti. Dentro il calcolo anche vitto e alloggio ed anche la quota di tredicesima.

La quota di contribuzione  a carico del lavoratore domestico varia in base a diversi fattori, cioè:

  • Fascia di retribuzione;
  • Orario settimanale.

In generale si parla di una trattenuta per ora di lavoro che va da 36 a 49 centesimi di euro. A questi vanno aggiunti i 2 centesimi ad ora di lavoro per Cassa Colf, che fornisce trattamenti assistenziali, assicurativi, integrativi e sanitari ai lavoratori.

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