Badanti: hai perso il lavoro? Ecco cosa devi avere secondo la legge

All’interruzione del rapporto di lavoro nel settore domestico, sono diversi i soldi che spettano alla badante da parte del datore di lavoro.
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Badanti e colf sono un settore lavorativo davvero particolare. Lo dimostrano alcune regole che vengono applicate e tutta una serie di regole e norme diverse da altri settori.

Anche sul licenziamento la situazione non è diversa. Passi il preavviso, che come per gli altri lavoratori, deve essere concesso alla lavoratrice prima di metterla alla porta. Per il resto, dal momento che il rapporto di lavoro di una badante è basato sulla fiducia, al venire meno di questo aspetto il datore di lavoro può licenziare la badante.

Ma la fine del rapporto di lavoro non è esente da adempimenti per il datore di lavoro. E non parliamo della comunicazione  di interruzione del rapporto di lavoro che va fatta all’Inps. Parliamo degli emolumenti che il datore di lavoro deve dare alla badante per chiudere secondo la normativa vigente, il rapporto di lavoro.

Il Trattamento di fine rapporto

La prima voce tra quelle che compongono le spettanze della badante al termine del rapporto di lavoro è inevitabilmente il Tfr, acronimo di Trattamento di fine rapporto. Si tratta di quella che una volta veniva chiamata buonuscita.

Le badanti, come la generalità dei lavoratori dipendenti, hanno diritto al trattamento di fine rapporto.  Per il settore domestico c’è la possibilità ogni anno ed ogni dicembre, di chiedere, da parte della lavoratrice, un anticipo del Tfr. L’anticipo massimo concedibile è pari al 70% di quanto maturato nell’anno di lavoro. E non ci sono particolari giustificazioni da utilizzare per ottenerlo, dal momento che è facoltà della badante richiederlo ogni anno ed è obbligo del datore di lavoro di erogarlo.

O ciò che rimane dei vari anticipi annuali ottenuti, o tutta la somma accantonata, vanno liquidati alla lavoratrice alla fine del rapporto di lavoro. Va ricordato che il Trattamento di fine rapporto che deve essere corrisposto alla cessazione del rapporto di lavoro obbligatoriamente, non fa distinzione in base al motivo dell’interruzione del rapporto di lavoro. Che siano dimissioni volontarie, morte dell’assistito o licenziamento.

Il Tfr si accantona mese per mese durante il lavoro svolto. Per capire la quota annuale di Tfr maturato, basta dividere la somma di tutti gli stipendi percepiti nell’anno di lavoro, con l’aggiunta delle quote di vitto e alloggio, e dividere tutto per 13,5.

La tredicesima

Pensare di licenziare una badante prima di licenziare una badante prima di dicembre per evitare di pagare la tredicesima è inutile. Come per il Tfr, anche la tredicesima si matura mese per mese durante lo svolgimento del rapporto di lavoro.

E a dicembre la tredicesima viene erogata in misura proporzionale ai medi di lavoro svolti. Questo vale sia in continuità di assunzione, cioè quando a dicembre la badante è assunta, che se licenziata prima. Infatti in sede di chiusura del rapporto di lavoro, la badante ha diritto a tanti dodicesimi di tredicesima quanti sono i mesi di lavoro svolti. Essere licenziata a novembre significa aver maturato già 11 mesi di tredicesima che vanno pagati insieme al Tfr e di norme con l’ultima busta paga della lavoratrice.

Nel caso di colf o badanti assunti con contratto a tempo pieno la tredicesima è pari ad una mensilità normale. In pratica, si deve considerare un mese esatto di stipendio in più. Per lavori inferiori all’anno, come nel caso della badante licenziata a novembre dal datore di lavoro che “si crede furbo”, si divide lo stipendio mensile della lavoratrice per 12 e si moltiplica per i mesi di lavoro effettivamente svolti. Nel nostro caso, 11 mesi.

Ferie non godute

Le ferie sono un altro diritto della badante. Queste sono previste addirittura dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Le ferie servono per tutelare la salute del lavoratore e vanno sempre concesse e fruite. Si dice comunemente che le ferie non possono essere monetizzate, proprio perché servono come riposo del lavoratore.

L’unico caso in cui queste possono diventare soldi, è proprio quando un rapporto di lavoro si interrompe prima del periodo in cui le ferie andrebbero fatte godere alla lavoratrice.

Le colf con retribuzione mensile durante le ferie hanno diritto a percepire la normale retribuzione, cioè lo stesso stipendio come se lavorassero. Durante il periodo di godimento delle ferie, la colf ha diritto per ciascuna giornata di ferie ad uno stipendio pari ad 1/26 della retribuzione globale di fatto mensile.

Grosso modo la badante ha diritto a 26 giorni di ferie all’anno. Ma la maturazione è mese per mese. Ogni mese la badante matura un dodicesimo di 26, cioè circa 2,167 giorni di ferie al mese. Per capire le ferie spettanti e non godute, vanno moltiplicati questi 2,167 giorni per i mesi di lavoro svolti.

La monetizzazione delle ferie viene calcolata moltiplicando 1/26 della retribuzione globale di fatto, per le giornate di ferie maturate.

Tutte le altre cose che spettano alla badante

Quelle prima citate sono le voci che compongono grosso modo ciò che devono ottenere le badanti come punti fissi al termine del rapporto di lavoro. Poi ci sono le cose particolari, che sono diverse da situazione a situazione. Magari i tanti straordinari effettuati e mai pagati, oppure i lavori festivi che vanno pagati con le maggiorazioni. Le ore di lavoro notturno e così via.

Va ricordato che se non c’è accordo tra le parti, ovvero se le richieste della badante non trovano l’accordo del datore di lavoro, tocca a chi pretende dimostrare la veridicità delle richieste stesse. E in casi del genere si finisce sempre con le procedure di conciliazione in sede sindacale se non addirittura davanti ai tribunali del lavoro.

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