Chi lavora paga la pensione a chi ha smesso, e l’INPS potrebbe collassare

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Chi versa i contributi non lo fa per la propria pensione ma per pagare l’assegno a chi non lavora più.
Come andare in pensione nel 2023 e 2024 a 60 anni di età

Quello che pensiamo quando, ingenuamente, iniziamo a lavorare e a versare contributi, è di mettere dei soldi in una specie di salvadanaio. E che poi quegli stessi soldi, rivalutati, ci verranno restituiti al momento della pensione.

Ma non è così. L’Inps non ha fondi e negli ultimi decenni tra baby pensioni, pensioni d’oro, pensioni retributive, quanto è stato versato dai lavoratori non è mai stato sufficiente a coprire le pensioni maturate.

Frutto di conti sbagliati? Probabilmente no. Colpa un pò di un insieme di cose di cui non si è tenuto conto.

Il sistema previdenziale doveva cambiare prima

Fino a qualche decennio fa si continuava ad andare in pensione molto prima rispetto ad ora: le donne a 60 anni e gli uomini a 65 anni. Senza tenere conto che l’aspettativa di vita era aumentata e che si stava pagando la pensione (retributiva in molti casi) molto più a lungo di quanto preventivato.

Arzilli novantenni con pensioni altissime continuavano a pesare sui conti dell’Inps, dipendenti pubblici andati in pensione in giovanissima età e con soli 20 anni di servizio hanno fruito della pensione per molti più anni di quelli che hanno lavorato. Senza considerare le pensioni d’oro che hanno affossato completamente i conti dell’istituto previdenziale.

Che ha dovuto per forza tirare i cordoni della borsa. E ha dovuto iniziare a dare pensioni meno alte (sistema contributivo) alzando, al tempo stesso l’età di accesso alla pensione per far quadrare i conti.

Paghiamo errori del passato

E mentre in passato, quindi, l’Italia era il Paese delle pensioni dei giovani e ricchi, si è trasformata di colpo in una nazione in cui i pensionati sono poveri. E in cui a pagare le pensioni di chi ormai non lavora più sono i contributi che versano, un mese dopo l’altro, i lavoratori in servizio. Quelli che non sanno neanche se un domani un diritto alla pensione lo avranno ancora oppure no.

Perché i loro contributi sono usati per versare le pensioni oggi, non per garantirgli la pensione domani. Ma cosa accade se domani non ci sono abbastanza lavoratori attivi che versano contributi per pagare le pensioni dei lavoratori di oggi? E questo è il dubbio sollevato da Brambilla quando parla di mantenere sostenibile il sistema previdenziale.Quando i pensionati saranno più dei lavoratori si presenterà il problema. Quello grosso. Quello vero. Perché allora l’Inps dove prenderà i soldi per pagare le pensioni?

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