Dal 1° gennaio 2027 cambiano i coefficienti di trasformazione, i parametri con cui l’Inps converte il montante contributivo in pensione. Il decreto direttoriale del 16 ottobre 2026 (Ministero del Lavoro, di concerto con il Mef) li ha aggiornati per il biennio 2027-2028: a parità di età e di contributi versati, la quota contributiva dell’assegno scende tra l’1,21% e l’1,97%. Vediamo i nuovi valori, quanto si perde e perché, per chi esce nel 2027, l’effetto può essere attenuato dalla rivalutazione del montante.
Che cosa sono i coefficienti di trasformazione
Nel sistema contributivo la pensione annua lorda si calcola così: montante contributivo × coefficiente di trasformazione. Il coefficiente dipende dall’età al momento del pensionamento: più si esce tardi, più è alto. Ogni due anni viene aggiornato in base all’andamento della speranza di vita: se si vive più a lungo, la stessa somma accumulata deve durare più anni e il coefficiente si abbassa.
Riguardano chi è interamente nel sistema contributivo e anche chi ha una pensione mista, per la sola quota calcolata con il metodo contributivo.
I nuovi coefficienti, età per età
La tabella mette a confronto i coefficienti 2025-2026 con quelli validi per le decorrenze dal 2027 al 2028. Le ultime due colonne mostrano, a titolo di esempio, la pensione annua lorda con un montante di 300.000 euro (calcolo nostro, non ufficiale).
| Età | Coeff. 2025-2026 | Coeff. 2027-2028 | Variazione | Pensione annua su 300.000 € (2025-26) | Pensione annua su 300.000 € (2027-28) |
|---|---|---|---|---|---|
| 57 anni | 4,204% | 4,153% | -1,21% | 12.612 euro | 12.459 euro |
| 58 anni | 4,308% | 4,254% | -1,25% | 12.924 euro | 12.762 euro |
| 59 anni | 4,419% | 4,361% | -1,31% | 13.257 euro | 13.083 euro |
| 60 anni | 4,536% | 4,475% | -1,34% | 13.608 euro | 13.425 euro |
| 61 anni | 4,661% | 4,596% | -1,39% | 13.983 euro | 13.788 euro |
| 62 anni | 4,795% | 4,725% | -1,46% | 14.385 euro | 14.175 euro |
| 63 anni | 4,936% | 4,863% | -1,48% | 14.808 euro | 14.589 euro |
| 64 anni | 5,088% | 5,009% | -1,55% | 15.264 euro | 15.027 euro |
| 65 anni | 5,250% | 5,166% | -1,60% | 15.750 euro | 15.498 euro |
| 66 anni | 5,423% | 5,334% | -1,64% | 16.269 euro | 16.002 euro |
| 67 anni | 5,608% | 5,514% | -1,68% | 16.824 euro | 16.542 euro |
| 68 anni | 5,808% | 5,707% | -1,74% | 17.424 euro | 17.121 euro |
| 69 anni | 6,024% | 5,914% | -1,83% | 18.072 euro | 17.742 euro |
| 70 anni | 6,258% | 6,139% | -1,90% | 18.774 euro | 18.417 euro |
| 71 anni | 6,510% | 6,382% | -1,97% | 19.530 euro | 19.146 euro |
Quanto si perde: un esempio a 67 anni
Con 300.000 euro di montante, a 67 anni la pensione passa da 16.824 a 16.542 euro lordi l’anno: 282 euro in meno, circa 22 euro al mese su 13 mensilità. Chi esce a 64 anni perde 237 euro l’anno, chi esce a 71 anni 384: il taglio percentuale cresce con l’età di uscita.
Gli importi sono al lordo dell’Irpef. Sul lungo periodo la differenza pesa di più: secondo stime della Cgil, rispetto ai parametri del 2024 un assegno teorico di 1.000 euro mensili scenderebbe a circa 963 euro a 67 anni.
La rivalutazione del montante attenua il taglio
Il montante accumulato fino al 31 dicembre 2025 viene rivalutato ogni anno in base alla media quinquennale del Pil nominale. Per il 2027 la nota Istat del 16 ottobre indica un tasso di circa il 6,3% (1,063359, contro il 4,04% dell’anno scorso). Un montante di 200.000 euro, ad esempio, sale a circa 212.660 euro.
Secondo diverse analisi, questa rivalutazione compensa per intero il calo dei coefficienti: chi va in pensione nel 2027 non dovrebbe ricevere un assegno inferiore a quello di chi è uscito nel 2026 con gli stessi contributi. Il vantaggio però è legato all’anno: la rivalutazione prevista per il 2028 dovrebbe essere molto più contenuta, quindi l’effetto dei nuovi coefficienti potrebbe farsi sentire di più per le uscite del secondo anno del biennio.
Cosa non cambia
- Le pensioni già liquidate non vengono ricalcolate.
- I coefficienti si applicano in base all’età e alla data di decorrenza dell’assegno, dal 1° gennaio 2027 al 31 dicembre 2028.
- Restano distinti dall’adeguamento dei requisiti anagrafici alla speranza di vita, che dal 2027 prevede un incremento di un mese per la pensione di vecchiaia (67 anni e 1 mese) e, nel 2028, ulteriori due mesi, salvo diversi interventi normativi.
Conviene aspettare o uscire prima?
Non esiste una risposta valida per tutti. Rinviare l’uscita al 2027 significa avere un coefficiente più basso, ma anche un montante rivalutato di più e un coefficiente più alto per l’età maggiore. Prima di decidere conviene farsi calcolare l’assegno nei due scenari da un patronato o da un consulente, perché contano il montante effettivo, la quota retributiva eventuale, i requisiti e il fisco.
Per approfondire gli altri temi di fine anno leggi anche la rivalutazione delle pensioni 2027 e il pacchetto pensioni della Legge di Bilancio.
Articolo aggiornato al 2 novembre 2026. Gli esempi sono simulazioni a scopo illustrativo, al lordo delle imposte; per i valori ufficiali fa fede il decreto del 16 ottobre 2026.
Leggi anche: la guida a tutte le misure della Legge di Bilancio 2027.