Fondo nuovi nati, 100 euro l’anno fino ai 18 anni: come funziona il salvadanaio Inps

La Legge di Bilancio 2027 introduce il fondo nuovi nati: 100 euro l’anno dallo Stato fino ai 18 anni, in una posizione previdenziale Inps. Come funziona.

Tra le misure della Legge di Bilancio 2027 approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre c’è un fondo per i nuovi nati, pensato come una prima tappa della previdenza dei più giovani. Il governo lo ha presentato come un piccolo salvadanaio aperto dall’Inps per ogni bambino che nasce, alimentato dallo Stato e riscattabile al compimento dei 18 anni. Il disegno di legge non è ancora pubblico e dovrà passare dal Parlamento, quindi diversi aspetti pratici restano da chiarire. Ecco che cosa si sa finora.

Che cos’è il fondo nuovi nati

Per ogni bambino nato dal 1° gennaio 2027 l’Inps aprirà una posizione previdenziale individuale. Lo Stato vi verserà 100 euro l’anno fino al compimento della maggiore età, per un totale di 1.800 euro di contributo pubblico. Non si tratta quindi di un bonus di 100 euro una tantum e non arriva sul conto dei genitori: è un capitale intestato al minore. Secondo le stime Inps i nuovi nati interessati ogni anno sarebbero circa 360mila.

Come funziona

  • Non tassabile: le somme accumulate non sono soggette a tassazione.
  • Non pignorabile: il capitale è protetto da eventuali pignoramenti.
  • Bloccato fino ai 18 anni: prima della maggiore età non si può usare, salvo un’emergenza straordinaria, e solo con l’autorizzazione del giudice tutelare.
  • Riscattabile a 18 anni: a quel punto il giovane potrà usare i fondi, secondo le indicazioni del governo, per iscriversi all’università o avviare un’attività, oppure continuare ad alimentarli come forma di previdenza complementare.

I versamenti dei familiari

Al contributo dello Stato potranno aggiungersi versamenti volontari di genitori e parenti. Limiti e caratteristiche non sono ancora stati precisati. Secondo alcune ricostruzioni i versamenti dei familiari potrebbero essere deducibili dal reddito, ma anche questo punto dovrà essere confermato dal testo.

Chi lo gestirà

La scelta del governo sembra orientata a una gestione pubblica, con l’Inps come regista. Restano però aperte alcune ipotesi: Poste potrebbe raccogliere i versamenti delle famiglie, Cassa depositi e prestiti potrebbe entrare nella gestione e una parte delle risorse potrebbe essere affidata tramite gara a gestori privati, con un obiettivo di rendimento. Sono per ora indiscrezioni, in attesa del disegno di legge.

Quanto potrebbe valere

Il rendimento non è stato indicato. Una simulazione pubblicata da Milano Finanza ipotizza un rendimento netto del 5% annuo: in quel caso i 1.800 euro versati dallo Stato diventerebbero meno di 3mila euro a 18 anni, una cifra limitata per avviare un’attività. Lasciando invece le somme investite fino alla pensione, a 67 anni, il capitale supererebbe i 30mila euro, da sommare alla pensione pubblica. Si tratta di un’ipotesi di scuola e non di una previsione ufficiale.

L’obiettivo, in prospettiva, è incentivare i giovani a costruirsi una pensione di scorta, in un sistema in cui l’assegno pubblico sarà calcolato interamente con il metodo contributivo.

I punti ancora aperti

  • il rendimento riconosciuto alle somme e i costi di gestione;
  • i limiti e il trattamento fiscale dei versamenti volontari;
  • le regole di riscatto a 18 anni e il dibattito sulla libertà di utilizzo;
  • le modalità di apertura della posizione e il ruolo di eventuali altri soggetti oltre all’Inps.

I tempi

La misura non è ancora operativa. Il disegno di legge di Bilancio passa ora all’esame del Parlamento, che dovrebbe approvarlo entro il 31 dicembre 2026; le regole definitive potranno cambiare nel corso dell’iter. I dettagli operativi arriveranno con il testo e con i provvedimenti attuativi.

Articolo aggiornato al 2 novembre 2026, sulla base di quanto illustrato dal governo dopo il Consiglio dei ministri; le misure potrebbero cambiare durante l’esame parlamentare.