Furbetti in carcere, ecco perché con Assegno di inclusione e Reddito di Cittadinanza

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In carcere chi dichiara il falso per il reddito di cittadinanza e pure adesso per l’Assegno di Inclusione.
assegno di inclusione

Anche se il reddito di cittadinanza non esiste più, sostituito come è stato dall’assegno di inclusione e dal supporto alla formazione e al lavoro, continuano ad arrivare notizie di cronaca di persone e furbetti che hanno percepito il sussidio anche non avendone diritto. Notizie di cronaca che dimostrano come i rischi nel percepire aiuti di Stato quando non se ne ha diritto, sono tremendamente seri. A maggior ragione adesso che sono partite due nuove misure, cioè l’assegno di inclusione e il supporto formazione e lavoro, dove si preannunciano controlli serrati e rischi sempre maggiori. Adesso chi dichiara il falso per percepire questi aiuti rischia seriamente di finire nei guai con la giustizia.

Furbetti in carcere, ecco perché con Assegno di inclusione e Reddito di Cittadinanza

In provincia di Arezzo un cittadino di origine albanese, è stato condannato a due anni di carcere per il semplice fatto di aver dichiarato di essere stato residente in Italia per almeno 10 anni quando invece la sua residenza nel territorio nazionale era da solo otto anni. Questo significa che basta una semplice falsa dichiarazione fatta in sede di presentazione della domanda del sussidio o semplicemente nella DSU per l’ISEE, e si rischia seriamente di finire nel penale. Questo valeva per il reddito di cittadinanza e vale forse ancora di più per le due nuove misure su cui il governo ha promesso sanzioni esemplari e controlli approfonditi. Il soggetto che è finito nei guai e prima citato, avrebbe percepito illecitamente oltre 13.000 euro di sussidio, e per le false informazioni è stato condannato al carcere.

La normativa è chiara sui rischi che si corrono

Anche per l’assegno di inclusione i rischi non sono da sottovalutare. Anzi, sono anche più severi. Innanzitutto partiamo dalla considerazione che parliamo di una domanda autocertificata. Perché gli interessati all’assegno di Inclusione, come al supporto formazione e lavoro e come al reddito di cittadinanza, fanno tutto in autocertificazione. Significa che è lo stesso interessato a dichiarare di avere diritto alla misura, così come autodichiara i propri redditi e patrimoni nell’ISEE. In termini pratici, la responsabilità è tutta del diretto interessato.

Ecco cosa dice il Ministero in materia

E sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nella scheda dell’assegno di inclusione è messo a chiare lettere ciò che gli interessati dovrebbero considerare. Infatti si legge che “sono previste sanzioni penali in caso di dichiarazioni mendaci, di esibizione di falsa documentazione, di omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio o di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini del mantenimento del beneficio”. In pratica, sia per ottenerlo che per percepirlo, ogni falsa dichiarazione non è ammessa. Il furbetto è punito, secondo la norma, con la reclusione da 2 a 6 anni o con quella da 1 a 3 anni in caso di omessa comunicazione di variazioni di reddito o patrimonio.

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