In pensione nel 2023 da 56 a 58 anni, ma anche a 62 o 63, la guida

Mario nava
pensione addio con gli incentivi Stellantis

Ancora una volta modifiche per il sistema previdenziale e nuove misure di pensionamento si andranno ad aggiungere a quelle già vigenti. Anche il 2023 presenta non poche novità dal punto di vista previdenziale. Infatti il governo vara una nuova misura pensionistica e ne proroga due che invece dovevano scadere il 31 dicembre 2022. Tre nuove possibilità di pensionamento che si andranno ad aggiungere ai due pilastri del sistema che resteranno la pensione anticipata ordinaria e la pensione di vecchiaia ordinaria. Inoltre resteranno in vigore scivoli e anticipi tra cui quello contributivo a 64 anni, quello per invalidi a 56 o 61 anni e così via dicendo.

In pensione nel 2023 da 56 a 58 anni, come?

La misura che nel 2023 consentirà l’anticipo maggiore resta la pensione con invalidità pensionabile all’80% almeno. Il vantaggio massimo è per le donne, che con 20 anni di contributi possono uscire a 56 anni di età. Per gli uomini invece sempre con 20 anni di contributi e l’80% almeno di invalidità pensionabile, l’uscita è dai 61 anni. A 58 anni dovrebbero poter lasciare il lavoro le donne con opzione donna. Ma solo quelle con due o più figli avuti durante la vita. Con un solo figlio l’età sale a 59 anni, mentre senza figli a 60 anni.

Le pensioni ordinarie e come si uscirà nel 2023

Restano attivi i canali ordinari, come logica vuole e senza variazioni legate a stima di vita e dati ISTAT sull’aspettativa di vita della popolazione. Per uomini e donne indistintamente, la pensione di vecchiaia resta a 67 anni di età con 20 anni di contributi versati. Sempre a 42 anni e 10 mesi di contributi versati possono uscire gli uomini senza vincoli di età con la pensione anticipata ordinaria. Per le donne la soglia è a 41 anni e 10 mesi.

La nuova pensione per quotisti nel 2023

Potranno uscire dal lavoro con la grande novità 2023 di quota 103, quanti raggiungono 41 anni di contributi versati e 62 anni di età. Questa è quella misura che qualcuno chiama quota 41, ma che non sostituirà la misura che porta lo stesso nome ed è destinata ai precoci. Per chi ha raggiunto 41 anni di contributi, di cui uno prima dei 19 anni di età ed è, alternativamente, un disoccupato, un invalido, un caregiver o svolge un lavoro gravoso, la pensione continuerà ad essere fruibile a 41 anni di contribuzione e senza limiti anagrafici.

La nuova Ape sociale come la vecchia

Confermata sarà anche l’Ape sociale che consente il pensionamento a partire dai 63 anni di età sempre per gravosi, disoccupati, invalidi e caregivers. Continueranno a poter uscire a partire dai 63 anni quelli alle prese con le mansioni gravose (non solo quelle della quota 41 precoci, ma comprese tutte le altre già utili nel 2022 per l’Ape), con 36 anni di contributi versati. Ne bastano 32 per edili e ceramisti soltanto. E sempre con 30 anni di versamenti potranno uscire invalidi, disoccupati e caregivers.

Segui Pensioni&Fisco su Google News, selezionaci tra i preferiti cliccando in alto la stellina
X
Configura Cookie