Lavoro badanti, arriva la cattiva notizia sulle pensioni

Badanti penalizzate dalle scelte del governo per quanto riguarda le pensioni, ecco perché.
badanti pensione

Le badanti non saranno certo contente di quanto è fuoriuscito dalla legge di Bilancio e dal pacchetto pensioni della stessa manovra finanziaria del governo.

Sembrava che finalmente il loro lavoro fosse stato riconosciuto come logorante e gravoso ed invece, niente da fare. Salta così la possibilità di anticipare la pensione per queste lavoratrici. Che restano invischiate in tutte le problematiche particolari che la loro tipologia di attività prevede.

Addio pensione a 63 anni per le badanti

L’Ape sociale non può essere utilizzata dalle badanti per andare in pensione. Questo ciò che emerge dalla legge di Bilancio. Sono state ampliate di molto le categorie di lavoro gravoso previste che consentono di andare in pensione a 63 anni, ma le badanti sono state escluse.

Niente pensione dai 63 anni quindi e si dovrà restare in servizio fino al compimento dei 67 anni per la normale pensione di vecchiaia.

Anche nel 2022 si può andare in pensione a 63 anni, perché è stata prorogata l’Ape sociale  ma non per le badanti. Anche noi di Pensioni e Fisco avevamo inserito le badanti tra quelle a cui sarebbe toccata la novità della pensione a 63 anni.

Sembrava fatta dopo la fuoriuscita della graduatoria dei nuovi lavori gravosi e dopo la bozza della legge di Bilancio. Invece tutto fermo e un passo indietro evidente da parte dell’esecutivo che ha escluso le badanti nel testo definitivo della manovra.

Secondo il governo quindi, almeno per il momento la professione di badante non p una professione pesante. Ciò che stride è che adesso sono rientrati gli Oss, ovvero gli Operatori Socio Sanitari, che di fatto, svolgono le medesime attività di una badante.

Le critiche a questa scelta da parte del governo, di non ammettere le badanti come lavoro gravoso, riguardano anche l’emersione dal lavoro nero che nel settore è largamente diffuso.  Infatti consentire un pensionamento anticipato alle badanti avrebbe avuto risvolti positivi per quanto concerne l’emersione dal lavoro nero, questo è indubbio.

Numerose le problematiche che non sono state considerate

Arrivare a 67 anni di età in servizio per una badante non è certo la cosa più leggera del mondo. Spesso costrette a lunghi turni di servizio. Spesso costrette a dormire poco per via delle esigenze dell’anziano da assistere. Altrettanto spesso costrette a lavori di forza, che è quella che serve per spostare persone allettate (l’anziano) più pesanti di loro stesse.

E se la pensione si allontana, non è certo meglio la situazione della pensione dal punto di vista degli importi. Stipendi bassi anche seguendo le tabelle del CCNL. Figuriamoci con gli inquadramenti, spesso non a norma a cui sono assoggettate.

Stipendio basso significa contributi bassi, ed in epoca contributiva questo è un problema serio. Significa che una volta pensionate le badanti arriverebbero a percepire pensioni molto più basse del già basso stipendio percepito. Pensioni non certo dignitose per vivere.

Una serie di problematiche queste che evidentemente i legislatori non hanno reputato utile correggere. Un settore che continua ad essere trattato in maniera differente dagli altri, nonostante i buoni propositi che a settimane alterne tutti dimostrano di voler attuare.

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