Lavoro in nero: lo sai che spetta il TFR quando smetti di lavorare? Ecco come calcolarlo

Liquidazione badante in nero

Non sono pochi i lavoratori che segnalano di non essere assunti nonostante la promessa di regolarizzazione da parte dei datori di lavoro. Il lavoro nero è un serio problema del mondo del lavoro, che non può essere circoscritto ad un determinato settore perché largamente diffuso.

Certo, va detto che ci sono una serie di attività lavorative che più di altre si interfacciano con questa anomalia tipicamente italiana. In genere ci sono due motivi che fanno da trampolino a quello che in Italia ha le dimensioni di un fenomeno.

Infatti c’è il lavoro nero su spinta dei datori di lavoro per risparmiare sui soldi da versare al lavoratore, forse non tanto di stipendio, ma di costo del lavoro (tasse, contributi, commercialista). E c’è anche il lavoro nero su spinta dei lavoratori, che mentre svolgono l’attività, percepiscono sussidi come il reddito di cittadinanza o ammortizzatori sociali come la Naspi.

In ogni caso, il lavoro nero non impedisce al lavoratore di richiedere ed ottenere alcuni diritti a lui spettanti, come per esempio, la liquidazione. Il trattamento di fine rapporto, che nel settore domestico può essere percepito anche ogni fine anno nella misura del 75% di quanto accantonato, è un diritto che dovrebbe spettare anche al lavoratore in nero.

Lavoro nero e TFR, come si calcola?

Se c’è assunzione c’è anche busta paga, e sul documento mensile che attesta lo stipendio versato da un datore di lavoro al lavoratore, c’è anche una voce che indica l’accantonamento per il TFR. Ogni mese il lavoratore mette da parte qualcosa di TFR ed è pari alla retribuzione annuale percepita diviso 13,5. Il calcolo della liquidazione per un lavoratore in nero è il medesimo di uno regolarmente assunto.

Ma senza assunzione e senza busta paga come si fa a quantificare il TFR? Naturalmente per la badante o la colf in nero, l’anticipo del TFR a fine anno è alquanto difficile da ottenere. Al termine del rapporto di lavoro però questo si può quantificare, partendo sempre dalla retribuzione effettivamente percepita, ma andando a trovare il giusto inquadramento che per il ruolo svolto il lavoratore avrebbe dovuto ottenere e l’orario di lavoro svolto.

Lavoro nero, come dimostrarlo?

Il TFR è solo la punta dell’iceberg perché alla badante piuttosto che alla colf, se prestano servizio in nero, oltre alla buonuscita potrebbero essere da riconoscere anche le differenze retributive, le indennità non riconosciute, i permessi e le ferie non godute. Un salasso autentico per i datori di lavoro che invece, magari, pensavano di evitare di spendere troppi soldi.

Senza considerare che il datore di lavoro potrebbe essere chiamato a pagare una pesante sanzione amministrativa oltre a dover versare i contributi previdenziali omessi, con tanto di interessi e ulteriori sanzioni.

Rischi seri, perché per esempio, per soli 30 giorni di lavoro in nero un datore di lavoro può essere chiamato a pagare tra i 1.800 ed i 10.800 euro di multa. Multa che può arrivare fino a 43.200 euro se il lavoro nero si protrae per più di due mesi.

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