Nel 2026 non esiste una pensione a 63 anni valida per tutti: la pensione di vecchiaia richiede 67 anni e l’uscita anticipata ordinaria dipende dai contributi, non dall’età. A 63 anni si può però lasciare il lavoro in due casi precisi: con l’Ape sociale, che richiede 63 anni e 5 mesi, e con alcune uscite per lavori usuranti. Questa guida raccoglie le regole aggiornate e sostituisce i vecchi articoli sul tema, scritti quando erano ancora in discussione riforme poi non arrivate.
Ape sociale: 63 anni e 5 mesi
L’Ape sociale non è una vera pensione, ma un’indennità a carico dello Stato che accompagna fino alla pensione di vecchiaia. La legge di bilancio 2026 l’ha prorogata fino al 31 dicembre 2026 senza cambiare le regole, come ha chiarito l’INPS con la circolare n. 19 del 25 febbraio 2026. Serve aver compiuto 63 anni e 5 mesi e trovarsi in una di queste condizioni:
- disoccupati che hanno finito di percepire la Naspi, con 30 anni di contributi;
- caregiver che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado con disabilità grave, con 30 anni di contributi;
- invalidi civili con riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%, con 30 anni di contributi;
- lavoratori in attività gravose, con 36 anni di contributi (32 per edili e ceramisti).
Per le madri è previsto uno sconto di 12 mesi sui contributi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. L’importo è pari alla pensione maturata al momento dell’accesso, con un tetto di 1.500 euro lordi al mese per 12 mensilità e senza rivalutazione. L’Ape sociale non si cumula con redditi da lavoro, salvo il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi l’anno.
La scadenza del 30 novembre 2026
Chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026 deve presentare all’INPS la domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso entro il 30 novembre 2026 (le scadenze ordinarie erano il 31 marzo e il 15 luglio). Dopo il riconoscimento si presenta la domanda di indennità. Tutti i passaggi sono nella guida Ape sociale 2026, domanda entro il 30 novembre. Per il 2027 la manovra prevede una possibile proroga con 63 anni e 6 mesi: la proroga è ancora da approvare.
Lavoratori usuranti
Per i lavoratori usuranti, con almeno 35 anni di contributi, il decreto legislativo n. 67/2011 prevede l’uscita con un’età e una somma tra età e contributi (quota) che dipendono dalle notti lavorate. Secondo la circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026, per i dipendenti con turni notturni tra 64 e 71 giorni l’anno servono 63 anni e 7 mesi (quota 99,6). Con più notti l’età scende, con meno sale: la guida completa è nella circolare. L’aumento per l’aspettativa di vita non si applica a questa categoria.
Cosa non vale più
Nel 2026 non sono previste uscite a 63 anni per tutti. Il canale dell’anticipo a 63 anni resta legato alle condizioni sopra. Chi non rientra non deve considerare questa età come un traguardo automatico: la pensione anticipata ordinaria richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, mentre la pensione di vecchiaia richiede 67 anni di età. Se invece si ha il primo contributo dal 1996, esiste l’uscita a 64 anni: leggi la guida pensione a 64 anni nel 2026, oppure la guida pensione a 62 anni nel 2026.
Cosa fare se ti avvicini ai 63 anni
- controlla l’estratto conto contributivo sul sito INPS;
- verifica se rientri in una delle categorie dell’Ape sociale e, se matura nel 2026, presenta la domanda entro il 30 novembre;
- confronta Ape sociale e uscita ordinaria con il confronto pensione nel 2026 o nel 2027;
- chiedi un parere a un patronato per il tuo caso specifico.