Pensioni 2022, cosa significa se si torna alla legge Fornero

Senza nuove misure dal 2022 spariscono alcuni trattamenti previdenziali agevolati e si rischia concretamente di ritornare alla legge Fornero.
Riforma pensioni

Il limite dei 67 anni di età rischia di restare l’unica via disponibile per i lavoratori, per accedere alla pensione in maniera differente da chi, senza limiti di età ha carriere lavorative lunghissime. Infatti il 2022 vedrà l’addio di quota 100, ma non solo, perché anche se nessuno lo dice, Ape sociale ed Opzione donna scadono il prossimo 31 dicembre proprio come la quota 100 ed occorrerà prevedere proroghe se l’idea è quella di farle rimanere attive.

Senza una riforma delle pensioni, ma anche senza alcun intervento previdenziale (questo però è difficile visto che comunemente ogni anno la legge di Bilancio ha un suo pacchetto previdenziale all’interno), le uniche vie di uscita dal mondo del lavoro resterebbero quelle classiche della Fornero.

Il 2022 anno delicato

Dal primo gennaio 2022 tra quota 100 e ciò che resterà, potrebbe scattare, per l’uscita dal lavoro, uno scalone quinquennale

Senza quota 100, che non sarà stata una riforma, ma che è pur sempre un canale di uscita anticipato, dal primo gennaio 2022 la legge Fornero tornerà pienamente operativa per l’uscita dal lavoro. Infatti non ci sarebbe al momento alcuna alternativa alla pensione di vecchiaia ordinaria, che prevede una uscita a 67 anni di età con 20 anni di contributi.

Sei nato nel 1960 e quindi compirai 62 anni nel 2022? Nonostante tu abbia 38 anni di contributi rispetto al tuo collega nato a dicembre del 1959 già pensionato con quota 100 quest’anno, dovrai aspettare il 2027 per poter accedere alla pensione. Un salasso in termini di ritardo tra due soggetti simili come età e come carriera lavorativa. Tradotto con un termine che tutti ormai conoscono, “scalone” di 5 anni.

Ci sarebbero alcune alternative, come la pensione anticipata contributiva, difficilmente fruibile però perché oltre ai 64 anni di età ed i 20 di contributi, bisogna essere senza contributi versati prima del 1996 e con una pensione liquidata a 64 anni pari a 1.288 euro almeno. E ci sarebbe la anticipata con invalidità all’80%, a 61 anni per gli uomini e 56 per le donne, ma serve invalidità pensionabile e non quella certificata dalle Asl.

Addio pure all’Ape e Opzione donna?

Come non bastasse, per il 2022 non si sa ancora che fine faranno l’Opzione donna, con le sue uscite a 58 o 59 anni per le lavoratrici con 35 anni di carriera, o l’Ape sociale. SI, anche l’Ape sociale, che oggi permette a caregivers, invalidi, disoccupati e lavori gravosi di accedere alla pensione assistenziale a 63 anni di età almeno e con 30 o 36 anni di contributi. Al momento entrambe le misure vanno in scadenza il prossimo 31 gennaio. E anche in questo caso, una eventuale loro scomparsa, potrebbe allontanare di 4 anni la quiescenza ai caregivers, invalidi, disoccupati e lavori gravosi nati per esempio nel 1959.

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