Pensioni in Italia, perchè il sistema e sempre meno sostenibile e servono penalizzazioni?

Il sistema previdenziale italiano è sempre meno sostenibile, ecco spiegato perchè le nostre pensioni sono sempre più a rischio.

pensioni

Sempre più spesso telegiornali e media passano notizie allarmanti in ambito previdenziale.

Molto spesso si parla della sostenibilità del sistema pensionistico italiano accompagnando l’affermazioni con catastrofici annunci sul fatto che l’INPS è in rosso e non potrà più pagare le pensioni.

Queste notizie, oltre ad allarmare chi la pensione già la percepisce, ovviamente allarmano coloro che ancora lavorano e si preoccupano del proprio futuro da pensionati.

Ma i conti dell’INPS sono in rosso per una cattiva gestione degli stessi? La risposta a questa domanda non appare così tanto scontata e lo capiremo continuando a leggere.

Pensione e sistema poco sostenibile

A preoccupare gli economisti e a chi le pensioni deve erogarle è l’aumento dell’età media della popolazione. Questo porta al tanto odiato meccanismo dell’adeguamento alla speranza di vita per l’età pensionabile (comprensibile aumentare gli anni che occorrono per accedere alla pensione, ma meno comprensibile il perchè aumentano anche i contributi richiesti per accedere alla pensione anticipata… come fa notare l’economista Alberto Brambilla).

E proprio l’odiata riforma Fornero contiene il meccanismo che porta all’aumento dell’età pensionabile di 3 mesi ogni biennio…per rendere il sistema previdenziale più sostenibile.

A pesare sulle casse dell’INPS, in ogni caso, non sono le pensioni previdenziali (per le quali ricordiamo che i beneficiari hanno versato o stanno versando contributi che le finanziano) quando le prestazioni assistenziali che devono essere, per forza di cose, finanziate dai lavoratori.

Un problema, poi, fondamentale per chi versa contributi per la pensione è che l’INPS rivaluta l’assegno pensionistico in base agli indici di rendimento dei titoli di stato e se questi hanno tasso negativo la cosa si ripercuote sulle future pensioni (se verso 1000 euro oggi, molto probabilmente con tassi negativi, fra 20 anni invece di vedere i 1000 euro rivalutati in positivo riceverà di pensione una cifra ben più bassa…)

Ma se si nota il tratto comune di tutte queste informazioni riporta sempre alla stessa questione: il sistema previdenziale italiana, proprio a causa di una somma di cose differenti, non è sostenibile.

Si pensi alla pensione che lo stato eroga a chi non ha mai versato contributi (l’assegno sociale minimo). Quei soldi, per forza di cose devono uscire dall’INPS e i soldi dell’INPS sono quelli versati dal cittadino per finanziare la propria pensione.

Il welfare dovrebbe essere finanziato dallo Stato e non dai cittadini. Non deve essere il cittadino a pagare l’assegno sociale, l’assegno di invalidità o altre prestazioni assistenziali.

E proprio per questo motivo nell’ultimo periodo si sta parlando di realizzare una netta divisione tra previdenza e assistenza.

Certo tutto sarebbe molto più semplice se non fossimo costretti a versare i contributi volontari all’INPS ma potessimo farlo, ognuno per se stesso, in un fondo pensione privato…in questo caso ognuno finanzierebbe la propria pensione e non ci sarebbero problemi di svalutazioni e simili…

Ma, parliamoci chiaro, siamo italiani e se i versamenti contributivi fossero liberi in quanti, realmente, penserebbero al proprio futuro versando in un fondo pensione? Molto probabilmente (anche essendo ottimisti) meno della metà dei lavoratori. E gli altri? Quelli che si troverebbero, alla fine, ad arrivare alla vecchiaia senza una copertura previdenziale? Andrebbero a pesare sulle casse dello Stato per un assegno sociale?

Come funziona l’Italia?

In Italia ci sono circa 60 milioni di abitanti: di questi circa 18 milioni sono pensionati, circa 23,5 milioni sono lavoratori. La differenza, ovvero circa 18,5 milioni di persone, non lavora e non percepisce pensione (bambini, ragazzi, studenti, disoccupati, casalinghe ecc…) ma viene comunque mantenuta dai 23,5 milioni di lavoratori.

Ma i lavoratori sostengono anche chi è in pensione (versando i contributi). Allo stato dei fatti, quindi, 23,5 milioni di lavoratori producono per far  vivere oltre che se stessi, altre 36 milioni e mezzo di persone.

La tragedia, in questo momento, è rappresentata dall’ipotesi che quei 23,5 milioni di lavoratori anzichè aumentare possano diminuire.

Se il numero di pensionati dovesse alzarsi, facendo di fatto diminuire il numero di lavoratori attivi, la produzione dei lavoratori riuscirebbe a reggere e mantenere tutti i non lavoratori? Ecco il perché si rende necessario adeguare l’età pensionabile alla speranza di vita: facendo meno figli anche in futuro ci saranno meno lavoratori (ricordate chi diceva che la salvezza dell’Italia per le pensioni di domani doveva essere rappresentata dagli immigrati?) che potranno pagare la pensione ai pensionati di domani. Non sono i conti dell’INPS in rosso a mettere a rischio la nostra futura pensione, ma il fatto che non possiamo sapere, fra 20/30/40 anni quanti saranno i lavoratori attivi che pagheranno i contributi necessari per pagare le pensioni in quel momento.