Pensioni: Quota 41 irrealizzabile? Le altre ipotesi di riforma

Riforma pensioni: le ipotesi in campo per evitare il rientro della Legge Fornero. Quota 41 ormai bocciata?
riforma pensioni: Quota 41 no, proroga Ape sociale sì

La discussione sulla riforma pensioni è infinita, ma si dovrà necessariamente giungere a una decisione per evitare lo scalone di fine anno, quindi, il rientro della Legge Fornero, visto che la sperimentazione di Quota 100 volge al termine.

Quota 41 verso la bocciatura

I sindacati continuano a spingere per introdurre nella riforma pensioni Quota 41. Questa ipotesi è gradita anche da una parte della maggioranza (soprattutto dalla Lega) e prevede che dal 2022 i lavoratori possano uscire dal lavoro con 41 anni di contributi o con 62-63 anni d’età.

Tuttavia, Quota 41 sembra essere l’ipotesi di pensione che ha più possibilità di essere scartata. Infatti, l’INPS ha reso noto che si tratterebbe di una misura troppo costosa (ben oltre 4 miliardi già il primo anno) e per non contrariare l’Unione europea, il ministero dell’Economia, come riportato dal Sole 24 Ore, non vorrebbe adottare misure che prevedono costi di tale portata.

Riforma pensioni: le altre ipotesi al vaglio

Un’ipotesi che la Corte dei Conti chiede di prendere in considerazione è l’accesso alla pensione a 64 anni d’età con almeno 36 anni di contribuzione maturata, oppure 20 anni di contributi versati con un trattamento minimo pensionistico di almeno 2,8 volte l’assegno sociale. L’INPS calcola che questa misura costerebbe 1,2 miliardi il primo anno fino al picco di 4,7 al settimo anno, quindi, decisamente meno costosa di Quota 41, ma forse non abbastanza.

La proposta del presidente dell’INPS Pasquale Tridico è decisamente meno costosa (443 milioni il primo anno e poco oltre i 2 miliardi al decimo anno). Essa prevede un anticipo pensionistico solo per la quota di pensione contributiva maturata al compimento dei 63 anni d’età con almeno 20 anni di contribuzione versata e con un importo minimo dell’assegno pari a 1,2 volte quello dell’assegno sociale. Al raggiungimento dei 67 anni d’età arriverebbe la parte retributiva.

Tuttavia, la soluzione di Tridico non sembra piacere ai sindacati nè a una buona parte della maggioranza.

Proroga Ape sociale

La proroga dell’Ape sociale con l’estensione della platea dei beneficiari attuale composta da lavoratori che compiono lavori usuranti e gravosi, ma anche da caregiver, disabili e disoccupati di lungo periodo, sarebbe una delle misure meno costose.

L’Ape sociale che prevede di accedere a una pensione anticipata al raggiungimento di 63 anni d’età, quasi sicuramente sarà prorogata almeno per un anno.

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