Reddito di cittadinanza di cosa si tratta e come funziona

Reddito di cittadinanza
Reddito di cittadinanza

Introdotto con un apposito Decreto Legge, il Reddito di Cittadinanza è un provvedimento adottato dal Governo per contrastare la povertà e la disoccupazione integrando il reddito del nucleo familiare.

Reddito di cittadinanza: di cosa si tratta

Si tratta di un sostegno di natura economica per integrare i redditi delle famiglie. Come dichiarato dal Governo il sussidio è stato istituito allo scopo di combattere la povertà, invogliare i disoccupati a intraprendere un percorso formativo che ne aumenti la possibilità di trovare un lavoro e quindi un reddito stabile, riducendo le disuguaglianze e favorendo l’inclusione sociale.

Chi può fare richiesta del RdC

Per avere diritto al reddito di cittadinanza si deve essere in possesso di diversi requisti che riportiamo genericamente e divisi in categorie.

Requisiti anagrafici e di cittadinanza

Il richiedente deve essere maggiorenne, avere la cittadinanza italiana o della UE, possono essere considerati aventi diritto anche altre tipologie persone in base ad alcune regole ma sempre legate alla residenza in Italia.

Requisiti in base al reddito e ad altri indicatori economici

Vengono considerati diversi parametri di natura patrimoniale e di reddito per determinare il diritto o meno ad accedere al reddito di cittadinanza. Questi sono il valore dell’ISEE (reddito complessivo di tutti i componenti del nucleo) e il patrimonio, ovvero il valore dei beni mobili e immobili posseduti.

Requisiti di altri tipo

Oltre alle tipologie dei requisiti sopra elencati ne vengono prese in esame altre di diverso genere che concorrono alla determinazione dell’idoneità a ottenere questo incentivo economico. Alcune di queste sono legate ad acquisti di beni particolarmente onerosi (se eseguiti in periodi vicini alla richiesta) come ad esempio l’auto o la moto e se il cittadino è oggetto di provvedimenti di natura giudiziaria.

Come si richiede

Fatto salvo che il richiedente sia in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge, per la richiesta del reddito di cittadinanza bisogna compilare un modulo appositamente predisposto, che una volta compilato va recapitato.

Il destinatario è L’INPS e le modalità di trasmissione sono molteplici, in base alla scelta di usare o meno la modalità telematica in autonoma, altrimenti ci si può avvalere dell’ausilio di Caf o di professionisti abilitati, che oltre a curarne la compilazione provvedono anche all’inoltro telematico.

Come si calcola

Il reddito di cittadinanza, ovvero il suo importo, è diviso in due componenti. La prima è destinata all’integrazione del reddito familiare e può raggiungere un massimo di 6.000 euro nel caso di famiglia con un solo componente, questo importo viene aumentato se i componenti della famiglia sono più di uno e calcolabili in base a una apposita tabella, che oltre al numero di componenti tiene conto anche di condizioni particolari quale la presenza o meno di minori o di persone che presentano disabilità grazie alla scala di equivalenza.

La seconda componente è destinata alle famiglie che pagano un affitto oppure che abbiano in essere il pagamento di un mutuo per l’acquisto della casa dove risiedono.

Come si usa

In concreto i destinatari del reddito di cittadinanza  riceveranno la card RdC, che è una vera propria carta elettronica, emessa da poste italiane. La carta consente di eseguire prelievi (entro un certo limite) e pagamenti di varia natura ma solo per determinati tipi di spese.

Quando si perde il diritto

In generale si perde diritto alla fruizione quando vengono a cadere uno o più requisiti che ne hanno consentito l’erogazione. Ma non solo, si può perdere anche per motivi derivanti da un comportamento non corretto quali la presentazione di documenti falsi o ad esempio lavorare in nero mentre si percepisce l’RdC, o di non rendersi disponibile a progetti di utilità se istituiti dal comune di residenza. Alcuni di questi comportamenti possono dare anche luogo a procedimenti giudiziari e a pene di reclusione. Si rischiano, in caso di condanna, fino a sei anni in base al tipo d’infrazione/reato commesso.