Riforma pensioni 2023? ecco i 4 punti che dovrebbe avere, lo dice Cesare Damiano

Mario nava
Cesare Damiano pensioni

Non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo, Cesare Damiano, a criticare la riforma del sistema previdenziale del Governo Meloni. Anzi, nemmeno si può chiamare riforma. Come sottolinea l’ex Ministro, ed ex Presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano, in una nota stampa, le misure introdotte dal Governo sono sbagliate. Innanzi tutto perché se proroga deve essere quella di opzione donna, deve essere con le stesse caratteristiche e gli stessi requisiti della versione di oggi. Come pare abbia deciso di fare sull’Ape sociale. E poi, la quota 103 con 41 anni di contributi, è una quota 41 mascherata e pure penalizzante per i veri precoci che secondo Damiano non arrivano a 62 anni di età con quel montante contributivo, ma lo completano prima. E quindi servirebbe piuttosto una quota 41 distaccata dai limiti di età.

Pensioni 2023, ecco cosa servirebbe per la vera riforma delle pensioni


Critiche alle nuove misure quindi, perché secondo il rappresentante del PD, si tratta di misure che non servono. E se si parla di pensioni, Cesare Damiano non è uno qualsiasi. All’ex Ministro per esempio si deve la vecchia proposta di riforma conosciuta con il nome di DDL 857, costruita insieme ai parlamentari di allora Gnecchi e Baretta ed impostata su una pensione anticipata e flessibile dai 62 o 63 anni con taglio lineare di assegno per anno di anticipo. Ma le critiche di Damiano non si fermano alle nuove misure di pensionamento anticipato. Infatti parla anche di indicizzazione delle pensioni. Gli aumenti della perequazione infatti sono cambiati col Governo Meloni che ha deciso di tagliare l’aumento a partire da 2.000 euro lordi al mese, più o meno 1.600 euro al mese. Significa che il ceto medio, secondo Damiano è vessato. Il taglio va bene, ma dovrebbe partire dai 4.000 euro lordi mensili, ovvero dalle pensioni pari o superiori a 8 volte il trattamento minimo.

Capitolo quota 41, l’età non va messa come limite

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Andare in pensione una volta maturati 41 anni di carriera è obbiettivo del Governo. E lo ha fatto con la quota 103. Ma vietato, secondo Damiano, confondere le due cose. Non esiste una quota 41 che può avere un limite anagrafico da centrare. Chi ha iniziato a lavorare presto ed è chiamato giustamente precoce, i 41 anni di contributi li completa prima. E 62 anni di età come limite anagrafico li esclude. Se si voleva fare un intervento migliorativo, poteva bastare estendere alla quota 41 precoci anche le categorie di lavoro gravoso che dal 1° gennaio 2022 sono diventate utili all’Ape sociale. La quota 41 precoci di oggi infatti ha solo le prime 15 categorie di lavoro gravoso originarie come possibili beneficiari.

Anche la quattordicesima da implementare come platea sulle pensioni

Detto di opzione donna che andrebbe semplicemente prolungata di un anno, inevitabile sottolineare come serva un intervento sugli importi delle pensioni. E secondo Damiano basterebbe allargare il campo della quattordicesima. Oggi infatti la quattrodicesima di luglio è destinata ai pensionati con assegni fino a 2 volte il trattamento minimo, cioè più o meno 1.000 euro al mese. Salire fino a 1.500 euro sarebbe una soluzione a favore del ceto medio prima citato.

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