Riforma pensioni 2024, disparità rispetto alla generazione precedente

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L’allungamento dei requisiti di accesso alla pensione anche nella riforma pensione, non dipendono solo dalla speranza di vita.
Come andare in pensione nel 2023 e 2024 a 60 anni di età

Non sempre è facile comprendere il perché la nostra generazione debba andare in pensione molto più tardi rispetto a quella precedente e perché una riforma delle pensioni debba, per forza, prevedere requisiti abbastanza rigidi e stringenti.

A tal proposito rispondiamo alla riflessione di un nostro lettore che chiede:

Buongiorno, 

Vi scrivo perché penso sia iniquo l’attuale sistema previdenziale in quanto tra la generazione passata e quella attuale c’è troppa differenza 

1 – la generazione dei ns genitori andava mediamente in pensione a 50 anni dopo 25 – 35 anni di contribuzione e con un assegno calcolato col regime retributivo     (che si è ampiamente dimostrato non stava in piedi dal punto di vista finanziario ) molto più alto di quello che percepirà la ns generazione.

2 – oggi si chiedono per la pensione anticipata 43 anni di contribuzione (mediamente 13 anni in più) o per la pensione di anzianità 67 anni ( mediamente 17 anni in più).

D’accordo che la vita media degli italiani si è allungata rispetto a 30 anni fa ma ritengo che 60 anni rispetto ai 50 dei ns genitori siano più che sufficienti per poter valutare,  su base volontaria, se lasciare o meno il mondo del lavoro e  se le risorse sono scarse i ns politici sono pagati apposta per trovarle magari abbassando un pochino gli assegni di  quei pensionati che oggi percepiscono cifre non conformi ai contributi versati solo perché all’epoca le regole lo consentivano. Grazie.

Riforma pensioni 2024 ed età pensionabile

Quello che bisogna prendere in considerazione in questa analisi non è solo l’allungamento della vita negli ultimi anni.

Purtroppo la generazione che attualmente deve andare in pensione sta pagando gli errori del passato. E mi riferisco alle baby pensione concesse con 20 anni di contributi anche a chi aveva poco più di 40 anni. Pensioni, quindi, corrisposte per un lunghissimo tempo e calcolate con il sistema retributivo.

L’allungamento dell’età pensionabile è un modo per rendere sostenibile un sistema previdenziale che, altrimenti, rischia il collasso. Da tenere presente, infatti, che rispetto al passato oggi il rapporto tra lavoratori che versano contributi e chi percepisce la pensione si sta sempre più avvicinando a 1 a 1. Cosa che nel passato non avveniva e i contributi che i lavoratori attivi versavano erano ampiamente sufficiente a pagare le pensioni liquidate.

Il ragionamento che lei fa sicuramente è più che giusto ma non tiene conto dei conti dell’INPS che tra baby pensioni, pensioni d’oro e sistema contributivo sono stati messi a dura prova. E, ovviamente, chi ne pagherà la conseguenze sono coloro che in pensione non ci sono ancora andati.

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