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Riforma Pensioni 2026: Guida alle nuove regole

Pensioni 2026: come funzionano i nuovi requisiti? Guida completa allo stop delle quote, la proroga dell’APE Sociale e come ottenere il Bonus Giorgetti del 9,19% in busta paga se decidi di restare al lavoro.

La Legge di Bilancio 2026, ufficializzata il 30 dicembre 2025, delinea un quadro previdenziale improntato al rigore. Il messaggio del Governo è chiaro: il 2026 rappresenterà l’ultimo “cuscinetto” di stabilità prima di una nuova stagione di innalzamenti dei requisiti anagrafici e contributivi che scatterà a pieno regime dal 2027.

Stabilità nel 2026, ma scatta il conto alla rovescia per il 2027

Per chi matura i requisiti quest’anno, non ci sono scossoni immediati. La pensione di vecchiaia resta ancorata ai 67 anni (con 20 anni di contributi), mentre per l’anticipata ordinaria rimangono necessari 42 anni e 10 mesi di versamenti per gli uomini e un anno in meno per le donne (41 anni e 10 mesi).

Tuttavia, il vero spartiacque è il 1° gennaio 2027: in quella data tornerà l’adeguamento automatico alla speranza di vita.

  • Nel 2027: si dovrà lavorare un mese in più (67 anni e 1 mese per la vecchiaia).
  • Nel 2028: l’aumento salirà a tre mesi totali (67 anni e 3 mesi). Questi rincari non colpiranno chi svolge mansioni usuranti o gravose, che restano protetti dai requisiti attuali.

Addio definitivo a Quota 103 e Opzione Donna

La Manovra segna la parola “fine” per due dei canali di uscita più discussi degli ultimi anni.

  • Quota 103: Non è stata rinnovata. Potrà accedervi solo chi ha cristallizzato il diritto (62 anni d’età e 41 di contributi) entro il 31 dicembre 2025.
  • Opzione Donna: Calano definitivamente le serrande. Il beneficio resta limitato a chi aveva i requisiti già alla fine del 2024.

Di contro, l’APE Sociale ottiene un’ossigenazione fino al 31 dicembre 2026. Restano i paletti fissati lo scorso anno: 63 anni e 5 mesi di età per le categorie protette (disoccupati, invalidi, caregiver e gravosi), con una base contributiva di 30 o 36 anni.

Contributivi puri e Forze Armate: regole più dure

Per i “nativi contributivi” (chi ha iniziato dopo il 1995), il futuro è ancora più distante: dal 2027 la vecchiaia contributiva salirà a 71 anni e 1 mese. Inoltre, è stata cancellata la possibilità di sommare la pensione integrativa per raggiungere la soglia minima necessaria a uscire a 64 anni; un’opzione che, di fatto, scompare prima ancora di essere applicata.

Per il comparto Difesa e Sicurezza (Polizia, Carabinieri, Militari e Vigili del Fuoco), la stretta sarà progressiva: i requisiti aumenteranno di un mese all’anno dal 2028 fino al 2030, rendendo l’uscita dal servizio sempre più posticipata.

Pensioni minime e Bonus Maroni (o Giorgetti)

Per bilanciare l’irrigidimento dei requisiti, il Governo ha introdotto due piccoli “ammortizzatori”:

  • Assegni bassi: Le maggiorazioni per gli over 70 e i disabili meno abbienti salgono di circa 20 euro al mese, un passo avanti rispetto agli 8 euro del 2025.
  • Bonus permanenza al lavoro: Confermato per tutto il 2026 l’incentivo per chi resta in servizio pur avendo diritto alla pensione anticipata. Questi lavoratori riceveranno in busta paga il 9,19% della quota contributiva a loro carico, ottenendo uno stipendio netto più alto.

Pubblico Impiego: TFS più veloce

Una nota positiva riguarda i dipendenti pubblici: dal 2027 si accorciano i tempi di attesa per ricevere il Trattamento di Fine Rapporto/Servizio. Il termine massimo per la liquidazione della prima tranche passerà da 12 a 9 mesi, riducendo di un trimestre il lungo periodo di attesa post-pensionamento.