Riforma pensioni e quota 41 per tutti: rispunta l’ipotesi

Nell’ambito della riforma pensioni rispunta la quota 41 per tutti. Vediamo le novità del Pnrr.
pensione quota 41

Il Pnrr fa tirare un sospiro di sollievo anche in ambito previdenziale. Dal testo finale del piano, infatti, è stato cancellato il riferimento al termine della sperimentazione triennale della quota 100 e la volontà di sostituire la misura con delle altre specifiche ma solo per lavoratori usuranti. In questo modo il governo ha eliminato una di quelle che al momento, potevano essere considerate come minacce rinviando all’autunno qualsiasi decisione in ambito pensioni sulla misura da introdurre nel 2022 a sostituzione della quota 100.

Riforma pensioni quota 41 per tutti

Tutto rimandato, quindi, ma non del tutto visto che si torna a parlare di quota 41 per tutti. Una misura voluta dalla Lega ma anche dai lavoratori poichè non si tratterebbe di una vera e propria quota ma della possibilità di accedere al pensionamento anticipato con 41 anni di contributi per tutti indipendentemente dall’età e non solo per i lavoratori precoci da tutelare (come attualmente previsto).

Se anche il riferimento alla scadenza della quota 100 nel Pnrr è stato rimosso, l’esecutivo sa benissimo che a fine anno senza una proroga la quota 100 scadrà e che per evitare lo scalone di 5 anni che si verrebbe a creare è necessario un intervento normativo.

Ma anche il fatto che sia stato rimosso il riferimento ad un intervento solo nei confronti dei lavoratori che svolgono mansioni faticose e pesanti fa intendere che, probabilmente, il governo ha intenzione di ignorare quanto richiesto da Bruxelles, ovvero un ritorno alla sola legge Fornero.

Per una maggiore flessibilità in uscita, in ogni caso, potrebbe essere presa in considerazione proprio la quota 41 per tutti senza vincoli e paletti (ma forse con penalizzazioni) visto che avrebbe un’incidenza molto bassa sui costi.

Basta pensare, infatti, che rispetto alla pensione anticipata ordinaria, permetterebbe uno sconto ai lavoratori di un anno e 10 mesi di contributi mentre alle lavoratrici di soli 10 mesi. Un’incidenza rilevante, certo, ma non insostenibile soprattutto se la misura sarà accompagnata da penalizzazioni (si eta parlato di un 1,5% per ogni anno di anticipo).

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