Riforma pensioni modificando la legge Fornero: si potrebbe

La riforma pensioni, secondo Brambilla, potrebbe prevedere solo qualche ritocco alla legge Fornero che la renda più dignitosa. Vediamo i suggerimenti dell’esperto.
pensione a 56 anni

Il 31 dicembre 2021 scadrà la quota 100 e gli effetti porterebbe alla creazione di uno scalone di 5 anni tra chi si pensiona nel 2021 e chi, per forza di cose, lo farà a partire dal 1 gennaio 2022. Proprio per questo motivo, ormai da mesi, si discute di una riforma pensioni che possa introdurre, a partire dall’inizio del nuovo anno, una misura che consenta la flessibilità in uscita.

Riforma pensioni e le proposte

Le proposte fino ad ora avanzate, in ogni caso, non fanno certamente pensare ad una riforma strutturale del sistema di pensionamento in italia riguardando, di fatto , solo misure che potrebbero in qualche modo tamponare in modo temporaneo gli effetti nefasti della scadenza della quota 100.

Si è parlato di quota 102 con penalizzazioni, che porterebbe soltanto ad alzare di 2 anni l’età di accesso all’attuale quota 100 riducendo lo scalone da 5 a 3 anni. Si è parlato anche di quota 92, una misura che potrebbe essere destinata solo ad una platea di lavoratori molto ristretta che escluderebbe la generalità dei lavoratori.

Si è parlato anche di una quota 41 per tutti che potrebbe essere anche appetibile se non prevedesse penalizzazioni sull’assegno previdenziale.

Riforma pensioni cambiando la Fornero

La proposta ultima riguarderebbe una sorta di riforma che andrebbe soltato a ritoccare l’attuale legge Fornero  rendendo più accessibili le misure. L’idea è di Alberto Brambilla, esperto di previdenza e presidente del Centro Stdi Itinerari Previdenziali.

Con le misure che si stanno ipotizzando, infatti, i lavoratori che non vogliono incorrere in penalizzazioni dovrebbero continuara a ricorrere inevitabilmente alla legge Fornero che, ricordiamo, richiede almeno 67 anni per la pensione di vecchiaia e almento 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini che vogliono accedere alla pensione anticipata (per le donne sono richiesti 12 mesi di contributi in meno).

Secondo Brambilla uniformando i meccanismi retributivi, contributi e misti si potrebbe sortire il medesimo risultato di una salvaguardia. Intervenendo sui lavoratori che hanno iniziato la propria carriera a partire dal 1996, infatti, si potrebbe evitare il rischio di una pensione troppo bassa causata dal sistema contributivo puro (che ricordiamo non prevede neanche l’integrazione al minimo del trattamento previdenziale).

Ma il ritocco determinante potrebbe essere quello che riguarda l’aspettativa di vita che dovrebbe essere definitivamente cancellato per quel che riguarda il requisito contributivo per l’accesso alla pensione anticipata: l’aspettativa di vita, infatti, dovrebbe applicarsi solo all’età e non ai contributi.

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