Riforma pensioni dopo quota 100: Fornero, non scardinare sistema previdenziale

A dire la sua sulla riforma pensioni è Elsa Fornero che auspica uno smussamento dello scalone alla scadenza della quota 100 senza perdere di vista gli obiettivi a lungo termine.
Pensione

Elsa Fornero, autrice dell’attuale legge previdenziale, commenta quello che accadrà dopo la scadenza della quota 100 in un articolo sulla Stampa.

Nell’articolo la Fornero ricorda che la quota 100 è stata una misura iniqua che non si rivolge a persone con difficoltà di lavoro o di salute e non aiuta certamente le donne nel pensionamento (che difficilmente a 62 anni sono riuscite a centrare i 38 anni di contributi richiesti per il pensionamento).

Inoltre secondo Elsa Fornero la quota 100 non aiuta neanche a porre un rimedio al basso tasso di occupazione in Italia. L’ex ministra del Lavoro, quindi, si chiede se sia davvero impossibile impiegare i mesi che ci separano dalla scadenza della quota 100 per pensare ad una misura che “si proponga di aiutare il più possibile le persone delle classi di età meno giovani a restare al lavoro o a ritrovare un’occupazione” aiutando, al tempo stesso, distinguere le tipologie di lavoro svolte e le condizioni di salute del lavoratore.

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Secondo la Fornero, quindi, non bisogna solo, come dice Draghi, differenziare tra imprese con possibilità di ripresa e quelle che non ce l’hanno ma che lo stesso andrebbe fatto per i lavoratori che non si trovano lontani dal pensionamento in base alla legge previdenziale attualmente in vigore tenendo presente se hanno o meno la possibilità di continuare a lavorare, di trovare un nuovo impiego o di sostenere ancora x anni di lavoro per la pensione.

Per l’ex ministra, quindi, è tempo di iniziare a prepararsi alla scadenza della quota 100 andando in qualche modo a creare una sorta di transizione che aiuti a smussare lo scalone che la scadenza del 31 dicembre 2021 andrebbe a creare, questo sicuramente, ma senza “perdere di vista l’obiettivo strutturale di non scardinare nuovamente il sistema previdenziale (che è ancora il più costoso in Europa)”.

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