Sono in pensione: posso lavorare?

Nonostante l’abolizione del divieto di cumulo tra redditi di pensione e di lavoro, ci sono dei casi in cui permane o solo parzialmente. I casi.
pensione

Esiste sempre una parte di pensionati che vorrebbe proseguire l’attività lavorativa ma si chiede se sia possibile. Un’unica risposta che vada bene per tutti i tipi di pensione percepiti non esiste. Anche se il decreto Sviluppo ha abolito il cumulo tra redditi di lavoro e redditi pensionistici, in realtà ci sono tante eccezioni che prevedono il taglio dell’assegno previdenziale.

Il divieto di cumulabilità esiste ancora quando si parla di determinati trattamenti pensionistici e per invalidità. Tuttavia, in certi casi lo stesso divieto è solo parziale o non può essere permanente.

Nella pratica, i titolari di pensione per inabilità assoluta e permanente a qualunque tipo di lavoro, non possono compiere alcuna attività lavorativa, né iscriversi ad elenchi o albi.

Può lavorare chi beneficia della pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria, della pensione di vecchiaia contributiva a 71 anni o di quella di anzianità con riferimento ai lavoratori usuranti, turni notturni o ancora la pensione opzione donna.

Ci sono dei limiti allo svolgimento di un lavoro dopo il pensionamento, qualora si fruisca dell’assegno ordinario di invalidità o di altra pensione di invalidità specifica, quota 100, la pensione anticipata precoci, l’Ape sociale o il trattamento previdenziale per superstiti.

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I limiti del cumulo pensione-lavoro

Quota 100 consente di svolgere un’attività lavorativa solo nel caso si tratti di lavoro autonomo occasionale (fino a 5.0000 euro annui di compensi).

La pensione anticipata precoci permette di lavorare solo alla maturazione del requisito contributivo virtuale per la pensione anticipata ordinaria.

L’Ape sociale consente di lavorare solo se il reddito non supera gli ottomila euro annui (lavoro dipendente o parasubordinato); non supera 4.800 euro annui (lavoro autonomo).

La pensione ai superstiti permettere di svolgere un lavoro, ma con una riduzione del 25% qualora il reddito sia tre volte superiore il trattamento minimo, del 40% nel caso il reddito lo superi di quattro volte, del 50% se lo supera di cinque volte.

L’assegno ordinario d’invalidità consente di lavorare ma con una sua riduzione del 25% se il reddito di lavoro supera di quattro volte il trattamento minimo; del 50% se lo supera di cinque volte; è possibile un secondo taglio di entità variabile a seconda del tipo di reddito. Tuttavia, esso non si applica a chi possiede almeno 40 anni di contributi.

La pensione di invalidità o inabilità specifica si può lavorare con una riduzione applicata solo sulla parte eccedente il trattamento minimo: pari al 50% (lavoro dipendente o assimilato); pari al 30% (lavoro autonomo). Il taglio non può superare il reddito stesso; in presenza di particolari condizioni, la decurtazione non si applica.

La pensione per invalidi civili totali (al 100%) permette di lavorare, ma senza superare 16.982,49 euro annui di reddito complessivo per il 2020.

La pensione anticipata contributiva permette di lavorare solo se si è in possesso almeno di uno dei tre requisiti richiesti:

  • almeno 60 anni (donna), 65 anni (uomo);
  • almeno 40 anni di contributi maturati;
  • almeno 35 anni di contribuzione e 61 anni.

A dire il vero, la situazione è meno chiara nel caso si sia fruito della liquidazione di una pensione calcolata con il sistema integralmente contributivo a causa di un vuoto normativo.

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