Il sogno di molti lavoratori è quello di lasciare l’ufficio o la fabbrica prima dei canonici 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia. Tuttavia, il panorama previdenziale italiano nel 2026 è un terreno complesso, fatto di scadenze rigide, calcoli contributivi spesso penalizzanti e finestre di uscita che richiedono una pianificazione meticolosa. Andare in pensione presto non è impossibile, ma richiede consapevolezza: ogni anno di anticipo ha un “prezzo” che inciderà sul tenore di vita futuro.
Il primato del sistema contributivo
La prima cosa a cui prestare attenzione è il metodo di calcolo. Se hai iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995, o se la maggior parte della tua carriera ricade nel sistema contributivo, l’anticipo della pensione comporta inevitabilmente un assegno più leggero.
Questo accade per due motivi:
- minori contributi versati: Smettendo di lavorare prima, accumuli un montante contributivo inferiore;
- coefficienti di trasformazione: Più sei giovane quando vai in pensione, minore è il coefficiente applicato dall’INPS. In parole povere, lo Stato “spalma” il tuo gruzzolo su un numero maggiore di anni di vita attesa, riducendo la rata mensile.
Le vie d’uscita: Opzioni e deroghe nel 2026
Per anticipare l’uscita, bisogna conoscere le “quote” e i canali straordinari.
- Pensione Anticipata Ordinaria: resta il pilastro per chi ha una carriera lunga e precoce. Nel 2026, i requisiti si attestano a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, a prescindere dall’età anagrafica. Attenzione però alle finestre mobili: tra il raggiungimento del requisito e il primo assegno passano diversi mesi di “attesa” non retribuita;
- Ape Sociale e Lavoratori Precoci: se svolgi mansioni gravose o ti trovi in condizioni di difficoltà (disoccupazione, assistenza a disabili), queste misure permettono uscite a 63 o 64 anni. Qui l’attenzione va posta sulla certificazione dei requisiti: un errore nella domanda può costare anni di ritardo.
Il “buco” contributivo e il riscatto della laurea
Un errore comune è sottovalutare i periodi di interruzione lavorativa. Prima di decidere di licenziarsi, è fondamentale richiedere un Ecocert (Estratto Conto Certificativo) all’INPS. Spesso mancano periodi di maternità, servizio militare o contributi figurativi che potrebbero fare la differenza. In questo contesto, il riscatto della laurea (specialmente quello “agevolato”) resta uno strumento potente per guadagnare anni di anzianità, ma va valutato il rapporto tra costo dell’operazione e beneficio effettivo sull’assegno.
L’inflazione e il potere d’acquisto
Un aspetto che molti trascurano è la tenuta della pensione nel tempo. Se vai in pensione a 62 anni con un assegno che oggi ti sembra dignitoso, devi chiederti: sarà tale anche tra 20 anni? Le pensioni anticipate sono indicizzate all’inflazione, ma l’erosione del potere d’acquisto è un rischio reale per chi smette di accumulare ricchezza troppo presto. È quindi essenziale avere una previdenza complementare (fondi pensione) che possa integrare l’assegno pubblico.
Cosa fare subito: la check-list
Se il tuo obiettivo è la pensione anticipata, ecco i passi da seguire:
- monitora il montante: controlla regolarmente la tua “Busta Arancione” virtuale sul sito INPS;
- valuta la decorrenza:calcola esattamente quando riceverai il primo bonifico, non solo quando maturerai il diritto;
- analizza le sanzioni occulte: verifica se la misura scelta prevede il ricalcolo integrale contributivo (come spesso accade per l’Opzione Donna);
- consulenza professionale: prima di firmare dimissioni volontarie, consulta un patronato o un consulente del lavoro. Una scelta affrettata può diventare irreversibile.
Andare in pensione presto è un progetto di libertà, ma la libertà ha bisogno di solide basi finanziarie per non trasformarsi in una preoccupazione costante.